Letteratura

Sciopero in camera da letto

staff
22 aprile 2012

“Cessar dobbiamo da ciò che ci facea donne”: Aristofane lo faceva dire già alla sua Lisistrata, la paladina della commedia che guidò le donne ateniesi a uno sciopero del piacere per porre fine alla guerra del Peloponneso. Non concedersi al desiderio maschile come forma – quanto mai efficace – di protesta, a dimostrare che la seduzione è una delle migliori armi femminili. Ancora più potente se viene negata.
È un argomento certamente universale: di sesso si parla molto, ma con che profondità di riflessioni? Sbandierato nelle forme più distorte  e grottesche dello spaccio di corpi irrealmente perfetti e anonimi, demonizzato da eccessivi e tremanti pudori, è spesso argomento di conversazioni filtrate da un senso del tabù. Specialmente la sessualità femminile: o la si esibisce in forme apprezzate dal pubblico maschile, o meglio che rimanga ben chiusa in camera da letto.
E può essere solo una donna a dire come stanno veramente le cose. Nell’ultimo romanzo di Meg Wolitzer, “La città delle ribelli”, il desiderio femminile è il grande protagonista di una storia corale e ironica. Peccato che sia un protagonista assente.
Le donne di Stellar Plains sono improvvisamente colpite da un gelido incantesimo: nessuna di loro sopporta più di fare l’amore col proprio uomo. Non si salvano nemmeno le coppie modello, come Dory e Robby Lang, né le adolescenti che si affacciano per la prima volta all’amore e al piacere; non c’è via di scampo nemmeno per le poligame sensuali come Leanne. Proprio mentre nella locale scuola media si mette in scena la “Lisistrata” di Aristofane, la scomparsa del desiderio inizia a creare tensioni e a scoprire nevrosi di coppia; gli uomini respinti reagiscono prima con incredulità, poi con delusione e rabbia. Ma non basta a distogliere le compagne dal loro percorso di astinenza e riflessione.
Senza far passare gli uomini come dei bruti in balia degli istinti, Meg Wolitzer affronta l’argomento del desiderio sotto l’aspetto meno discusso, quello della sua mancanza. Che sia uno sciopero premeditato – una delle protagoniste si cala a tal punto nel ruolo di Lisistrata da emularla protestando contro la guerra in Afghanistan – o un sortilegio rivelatore, la sospensione del piacere a Stellar Plains mette in luce questo particolare e spesso trascurato potere delle donne. Ma anche il suo risvolto, le debolezze femminili e quelle maschili, il bisogno di attenzioni, la difficoltà di comunicazione, la ricerca della propria spontaneità.
Queste “ribelli” offrono una galleria di storie – di insicurezza, di forza – femminili, confessandosi con spontaneità e una onesta franchezza. Utile sia dentro, sia fuori dalle lenzuola.

Maria Stella Gariboldi


“La città delle ribelli” di Meg Wolitzer, traduzione di Andrea Monti, Garzanti, pp. 246


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