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Scivolando con gli sci…

staff
29 febbraio 2012

EA7

E’ risaputo che Hemingway, lo scrittore americano  amante delle emozioni forti, nella sua vita si dedicò  a molte imprese ricreative fra le più adrenaliniche, compreso lo sci. Sport che a quei tempi costituiva un’eccentrica novità. Il Premio Nobel per la letteratura raccontò l’esperienza nel suo ultimo libro “Festa Mobile”, uscito postumo nel ’61.  Nel testo, scritto alla fine dei Cinquanta, narra quanto, sciare negli anni Venti, quasi un secolo fa, fosse rude, impegnativo e  stimolante: “ Da Schruns non c’erano ski-lift né funicolari ma piste e mulattiere… Salivi su pelli di foca che attaccavi al fondo degli sci… la lunga discesa sul ghiacciaio era meglio che volare…” Quindi per godersi la discesa bisognava guadagnarsela salendo con  sforzi immani. Insomma ciò che oggi conosciamo come l’arduo e selettivo sci-alpinismo?!

 

Strumenti del diavolo?!
Non è facile stabilire con precisione le origini degli sci, di certo fanno parte della storia dei popoli nordici dalla notte dei tempi: addirittura le prime testimonianze di attrezzi simili si devono a reperti fossili rinvenuti in Scandinavia, risalenti a più di 2500 anni a.C.. Pure Erodoto, nelle    “Historiae”, riferite a migliaia di anni fa, parla di scarpe di legno usate dalle genti dell’Asia Minore per spostarsi sulla neve. Di sicuro gli sci non  nacquero per divertimento, piuttosto  per evitare l’affondamento nella neve alta e soffice, per cacciare e per altre necessità vitali.
Avvicinandoci ai nostri tempi,  Olaus Magnus, vescovo di Uppsala nel 1565,   li  descrive quali “zoccoli di legno e lunghi e in punta ritorti all’insù a guisa d’arco”, cosa che diede modo a Papa Paolo III di definirli nientemeno che “strumenti del diavolo”. Ma ci pensò il prelato ravennate Francesco Negri a tesserne le lodi, avendo dovuto ricorrere al loro uso durante un tempestoso viaggio in Lapponia alla fine del secolo XV. Fatto descritto in un testo reso pubblico nel 1700.
Nel 1888 in Europa ebbe grande eco l’avventura di Fridtjof Nansen, grande scienziato ed esploratore norvegese che attraversò l’intera  Groenlandia con gli sci percorrendo 500 chilometri e salendo su vette  di 2700 metri. La diffusione dei suoi scritti fece scoprire l’utilità di quei curiosi pezzi di legno e contribuì a divulgarne la pratica.

 

Due robusti legni di larice
Il primo paio di sci apparso in Svizzera fu approntato ad Airolo nel 1879 da un certo Giocondo Dotta, un intraprendente giovanotto che all’età di ventinove anni partì per la California in cerca d’oro. Il suo sogno stava per avverarsi quando una nevicata, straordinaria per quei luoghi, ricoprì i pascoli dove egli viveva pacificamente tra gli indiani. Fortuna volle che nelle vicinanze abitasse un norvegese in possesso di un paio di sci  il quale costruì degli esemplari anche per il nostro amico, istruendolo sia sul modo di fabbricarli, sia come usarli. Tornato in patria il Dotta scolpì due robusti legni di larice, lunghi m. 2.14 e larghi cm.15, dotati di un ingegnoso cuneo per bloccarli in salita. Alla prima apparizione in pubblico con gli sci ai piedi, amici e compaesani lo derisero non poco e ci fu persino chi dubitò della sua salute mentale. Però in seguito ad una enorme caduta di neve che non permetteva il tragitto dalle case alle preziose stalle, ne implorarono l’intervento e si fecero costruire i loro aggeggi personali. Verso la fine del secolo gli sci apparvero calzati anche dalle Guardie addette alla fortificazioni militari e alla manutenzione delle opere. Con il passare degli anni l’attività sciistica, dapprima legata unicamente alle occorrenze, si propagò sempre più e vennero organizzate gite, escursioni, gare di coraggio e abilità. E mentre si perfezionavano piste e impianti di risalita, si divulgavano tecniche, stili che prevedevano l’uso dei bastoncini, gare di discesa e di slalom, si evolvevano pure i materiali, sia per gli attrezzi che per l’abbigliamento apposito. I vecchi scarponi di cuoio venivano sostituiti con calzature in materiali tecnici per bloccare la caviglia e migliorare il controllo degli sci. I quali si accorciavano e si alleggerivano notevolmente. Addirittura in anni assai recenti hanno assunto la forma “curving” o sciancrata.

 

La tuta aerodinamica di Zeno Colò
Una delle prime tute intere, definite aerodinamiche, fu studiata nel 1952 da  Colmar, divisione sportiva della Manifattura Mario Colombo. Con questa tenuta il mitico campione Zeno Colò vinse i mondiali di Oslo. Il marchio diventa l’icona delle attività sulla neve di tutto il pianeta e via, via veste per le gare Thoeni, Gros, Radici, Sticker, De Chiesa… La sua evoluzione continua tutt’oggi, sempre al passo con le più recenti innovazioni high tech o fashion. Per la stagione in corso (ancora poco generosa in fatto di neve?), la linea Signature, realizzata in un tessuto con altissimi valori di impermeabilità (20.000 mm di colonna d’acqua) e alta traspirabilità, presenta capi di tendenza ispirati ai mitici anni della Valanga Azzurra, nella pura tradizione Colmar. Tagli ergonomici per la giacca che segue il corpo nei movimenti grazie ad inserti coloratissimi ed elasticizzati, come pure per i pantaloni ben protetti al ginocchio con termo applicazioni imbottite. Total White o Total Black per la tuta al femminile, arricchita dalla cintura in vita, una manciata di punti luce in strass e rifiniture in pelle tipo rettile.
Neve fresca e pendii immacolati sono un richiamo da brivido per gli appassionati del freeski: per niente al mondo si perderebbero una giornata sugli sci sotto un’imponente nevicata! Ma come la mettiamo con le condizioni meteo? Ci pensa la Helly Hansen a proteggere i temerari dalle sferzate del vento e del nevischio con la Mission Jacket dal raffinato look minimalistico che cela una esclusiva membrana impermeabile e traspirante e una imbottitura altamente termica. Caratteristiche reiterate sui pants abbondanti di tasche, cerniere e pratiche ghette rimovibili. A proposito di eleganza, chi non ha mai desiderato una giacca firmata Armani? Il successo della moda armaniana sta da sempre nel mix di semplicità e ricercatezza. Una perfezione  bilanciata dal comfort che si ritrova  anche nelle collezioni sportswear Emporio Armani EA7. In particolare, quella dedicata alla neve, si distingue per gli elevati standard manifatturieri. Ai tessuti Quick Dry  si affiancano quelli utilizzati nei capi Stretch Fabric, ben modellati sul fisico. E mentre i completi da uomo uniscono colori fluo alla base scura, quelli da donna sono giocati sul binomio vincente del bianco e del nero e sui lucenti tiranti delle zip. L’universo femminile si sa è molto variegato e ciò riguarda pure la tipologia della sciata e la propensione atletica. Il team creativo di Roxy le conosce tutte e dedica alle esperte dominatrici delle piste la giacca Premium in vera piuma d’oca con interni in orsetto, da portare con pantaloni aderenti e performanti. Esplosioni di ricche tinte e color blok disposti ad arcobaleno per le appassionate di freestyle. Un bomber  di ispirazione streetwear è invece adatto alle virtuose della tavola, abbinato ai calzoni super slim con divertenti stampe hawaiane fiorite di hibiscus. Per sciare, o riscaldare la passeggiata, o magari per non passare inosservate.

 

Marisa Gorza

  • Roxy

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