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Cinema

Scott Pilgrim vs. the World di Edgar Wright (2010)

staff
15 luglio 2011


“Scott Pilgrim vs. the World” è un film ispirato a un fumetto underground con lo stile di un videogame platform e parecchi riferimenti alla sottocultura indie. Già descriverlo non è facile: l’unica è vederlo.
Scott Pilgrim (Michael Cera) ha ventidue anni, suona il basso in una band, soffre ancora per essere stato mollato dalla sua ex, esce con una diciassettenne e vive nel monolocale del suo amico Wollace. Fin qui sembra il classico film di formazione, ma questo è soltanto l’incipit e occupa solo i primi cinque minuti (titoli di testa compresi). E i restanti 107 minuti?
 Scott cerca in tutti i modi di conquistare e soprattutto tenersi la bella e misteriosa Ramona Flowers (Mary Elizabeth Winstead); a questo punto sembra chiaro si tratti di una love story, giusto? Non direi. Il nostro eroe per tenersi la sua bella dovrà far fronte ad una serie di avversità: una serie di duelli mortali contro i sette malvagi ex di Ramona che, riunitisi in una bizzarra lega, faranno ricorso ai loro vari poteri per distruggere il povero protagonista.
È chiaro a questo punto che il Mondo contro cui Pilgrim dovrà scontrarsi (già dal titolo) non coincide affatto con il mondo reale: è una dimensione onirico-videoludica, surreale ed esagerata, con un’estetica dai colori brillanti, dove il confine tra realtà, sogno, fumetto e videogioco sembrano non essere chiari nemmeno ai personaggi stessi (Scott chiede a Ramona: “Siamo in un sogno?” e lei svicola la domanda). Un mondo ironico e variopinto dove tutti sono caricature di se stessi, dove l’ironia è una legge più importante della gravità, dove i vegani hanno superpoteri e dove si ha più di una vita come in SuperMario.
Visivamente spettacolare, ogni inquadratura è un piccolo quadro pop. Un uso consapevole della ripresa e del montaggio digitale, raccordi di scene spiazzanti e un uso di effetti speciali, sovraimpressioni e didascalie – divertente ma non scontato, abbondante ma mai esagerato – rendono il film un’opera dal valore innovativo per nulla trascurabile.
In “Scott Pilgrim vs. the World” i linguaggi dominanti della cultura pop degli ultimi vent’anni si fondono in un pot-pourri ipertestuale che rende armonici universi anche opposti, come quelli del cinema e del videoclip, del videogame e del comic underground, del mindgame movie e dell’action, dimostrando la capacità del linguaggio cinematografico di inglobare e di fare suoi i linguaggi degli altri media.

 

Giustino De Blasio


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