Letteratura

Seguite il coniglio bianco nella tana di Facebook

staff
18 marzo 2012

Una ragazza scompare, e l’unico in grado di ritrovarla è un suo amico di vecchia data. Si tratta di un personaggio curioso: non più giovane ma saggio, sarcastico e molto sicuro di sé. Pensate a una serie di omicidi, a un compagno di indagini sveglio e pedante, a una femme fatale che colleziona anime. Ci sarebbero tutti gli elementi per un romanzo noir coi fiocchi, peccato che quello di cui parliamo sia in realtà un saggio sociologico.
Scordatevi il vecchio Bogart in impermeabile e nuvola di fumo: il nostro investigatore è un candido angora nano pluricentenario che porta il nome di uno dei fratelli Marx. Harpo Coniglio ha vissuto alla corte del Re Sole, posato per Michelangelo e figurato ne “La corazzata Potëmkin”; si gode ora un meritato riposo tra le cure della sua giovane padrona Arianna. Fino a che la ragazza non scompare improvvisamente, lasciando come principale indiziato un personaggio che tutti conosciamo,  l’innocuo e insospettabile Facebook.
Harpo, da bravo vecchietto ipercolto e parecchio snob, non ha dubbi: l’unico modo per risolvere il mistero è agguantare il cappello da antropologo e dedicarsi a una paziente indagine sul campo. Grazie al cielo, a modificare i suoi piani interviene una vecchia conoscenza, nientemeno che l’illustre sociologo polacco Zygmunt Bauman. Il novello Watson novantenne, dopo una vita passata sui libri e nello studio della “società liquida” postmoderna non può lasciarsi sfuggire l’occasione intellettualmente irripetibile di aiutare il suo amico in un’avventura da autentico giallo. Ma cosa aspettarsi da questa strana coppia di detective, se non un’indagine strampalata condotta con occhio da studioso?
Che “Harpo Coniglio e il mistero di Facebook” sia un libro atipico, lo si capisce fin dal titolo. Luca Martello, sassarese esperto di arte figurativa, cinema e letteratura, ha creato un romanzo surreale, ricco di citazioni – evidenti, minute, nascoste – che finiscono per scatenare nel lettore un’irresistibile spirito da caccia al tesoro. Tra spostamenti irrealmente fiabeschi e incontri al limite del paranormale i due protagonisti si muovono in un Paese delle Meraviglie – il paragone sorge spontaneo – che assomiglia più a una città in balia di un’epidemia apocalittica. Cultori delle apparenze che si risolvono la vita con Photoshop, drogati di Farmville e utenti con doppia (ma anche triple) personalità: i personaggi incontrati da Harpo rappresentano i lati peggiori, i rischi esagerati della vita virtuale.
“Harpo Coniglio” diverte moltissimo ma allo stesso tempo la mette giù dura, in termini forse iperbolici ma di grande suggestione. Rivalutando alla fine il valore della realtà, o di quella forma di irrealtà – letteraria, non virtuale – di cui questo romanzo è un ottimo esempio.

 

Maria Stella Gariboldi

“Harpo Coniglio e il mistero di Facebook”, di Luca Martello, Piano B, pp. 144.


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