Antonio Marras

Luca Antonio Dondi
24 settembre 2016

Canti, balli, allegria, serenità, pace, modernità, tradizione: tutto fa capo alla collezione primavera-estate 2017 di Antonio Marras. Il designer sardo trae ispirazione dalle fotografie degli anni Sessanta di Malick Sibidè, colui che con la sua arte immortalò il cambiamento avvenuto dopo la conquista dell’indipendenza nel Mali.

La capitale Bamako, all’epoca, era un fremito unico e nelle strade si respiravano twist, rock’n’roll e sapori d’Occidente. Tutti per le strade e nei locali ballavano allegri e spensierati, felici della nuova conquista – che in fondo era anche un po’ personale – e Marras, di questa gioia documentata da Sibidé, ne ha creato una collezione ricca e speciale. Di ricco, soprattutto, c’è la varietà di forme e tessuti con i quali il designer gioca in un mix & match infinito: abiti fluidi e tubini lunghi, gonne a ruota e pantaloni morbidi, tuniche, bluse oversize, spolverini, parka e maxi cardigan, blazer e pullover. Per lei – e per lui – i materiali si incontrano a formare texture nuove, dinamiche, contemporanee: e così insieme convivono cotone sangallo, georgette di seta, jacquard, tweed, pizzo, denim e lino. Le righe abbracciano il macrocheck black & white, i ricami floreali da tappezzeria scoprono i profili di animali esotici.

Una collezione che grida “libertà”, che si pone l’obiettivo di abbattere le barriere della diversità e dell’odio, che sprigiona joie de vivre fino alla fine quando le donne di colore intente a leggere riviste vintage al centro dell’ambientazione si scatenano in danze folli. Un’ode all’Africa, un’ode alla pace, un’ode alla vita, tutto secondo Marras.

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