Antonio Marras

Alberto Corrado
22 febbraio 2014

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Un canto notturno di una viaggiatrice errante nel nord dell’Asia, in un mix di forme provenienti da paesi lontani, che porta giù fino al Giappone per una vaga ispirazione nipponica nei tagli e nei decori. Il lupo è animale protagonista dell’ispirazione Marras, solitario ed elegante, stampato sulle maglie e ricordato nei dettagli fur.
Un perfetto mix di maschile e femminile, dove la severità delle linee sposa lo sfarzo degli ornamenti mentre la poesia dei colori è in contrasto con la concretezza dei capi. I cappotti, over ricchi d’inserti di pelliccia e pietre, si abbinano ad ampi e comodi pants. La giacca è reinterpretata: smontata e ricostruita daccapo con sovrapposizioni e incastri.
Il dettaglio è ció che caratterizza al meglio la collezione, dove la linearità dei tagli è in ossimoro con le incrostazioni di applicazioni e pietre, che si costruiscono su pizzi macramè plissettati e pellicce.
I colori ricordano un bosco in autunno e sono quindi abbastanza scuri (dal verdone agli aranci, ad alcuni rossi mattone). L’Oriente è ripreso anche nelle fantasie più leggiadre, che abbinano l’oro al rosa.
Il suo stile è sempre perfettamente riconoscibile, anche perché Marras è un poeta della sua arte, che fa arte come fosse un gioco, con la curiosità e la capacità di stupirsi prima che di stupire; genuina qualità che molti perdono entrando nell’età adulta.

Alberto Corrado

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