Balenciaga

Jennifer Courson Guerra
22 giugno 2016

Esagerata, rigorosa, estrema: è l’architettura portata in scena da Demna Gvasalia per la prima passerella maschile di Balenciaga. Un viaggio verso nuove forme e nuove geometrie, che raggiungono l’acme nelle giacche lunghe con spalle larghe, accompagnate da pantaloni a vita altissima tagliati al ginocchio e stivali in pelle con tacco. Dopo i primi outfit, che sembrano uscire da una distopica Wall Street del futuro, si passa a capi più sportivi, come i bomber e i top in maglina, sempre all’insegna dell’oversize. Le proporzioni si mescolano, in un gioco lungo-corto che non risparmia nulla, nemmeno le camicie con maniche ampie tagliate in vita o i mini gilet incrociati. Il cappotto che ha aperto il défilé, una rielaborazione di un capo non finito progettato da Cristóbal Balenciaga in persona, ha tutta l’aria di diventare il nuovo pezzo cult della Maison, assieme al cappellino logato con visiera e agli occhiali da sole ovali dall’attitude spiccatamente anni ‘90. I tessuti sono disparati: oltre ai classici cotone e tweed, per la primavera Gvasalia non lesina seta, pelle, velluto, broccato e nemmeno un tocco di pizzo chantilly che scivola fiori dalla giacca lunga. L’uomo Balenciaga passa con disinvoltura dalla cartella rigida, ça va sans dire dalle dimensioni maxi, al borsone da palestra giallo lime o cobalto. La palette rispecchia il mood della sfilata: molti neutri – dal nero, passando per il kaki, i blu e i marroni, al beige – inframmezzati da vivaci macchie di rosso e viola. Il primo look, con lo storico cappotto, non ha sfilato nel finale: l’emblematico segno di un nuovo inizio.

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