Balmain

Mirco Andrea Zerini
23 gennaio 2016

Sulle note di una versione melodica del celebre successo di Macklemore e Ryan Lewis “Can’t Hold Us” ha preso il via la sfilata firmata Balmain, per un uomo scintillante, affascinante e magnetico. Un catwalk che fa sognare e che mantiene inalterati lo stile e i canoni estetici della Maison francese, grazie all’estro e alla bravura dello stilista Olivier Rousteing. Uno stile aristocratico, multiculturale, dalle influenze militari. Tanto, tantissimo oro per bomber luccicanti, bottoni, stemmi e decori per capispalla doppiopetto e coccarde che arricchiscono la maglieria Scottish tartan; tanta pelliccia per i bomber, cappotti corti che sembrano vestaglie da camera e capispalla in montone con collo rovesciato. Ben riuscito anche l’utilizzo della pelle per cappotti dall’allure army-chic, biker, giubbotti, blazer con lavorazione matelassé e il velluto che ricorre frequentemente su completi giacca-pantalone da gran sera.

La palette è raffinata, con qualche accento di colore per vivacizzare l’atmosfera: nero e blu navy sono schiariti ed abbagliati dall’oro, dal burgundy, dal tartan per pantaloni e blazer, dal rosso, da pattern rigati o damier black and white per pantaloni e camicie che lasciano intravedere il petto scolpito. Tra gli accessori spiccano zaini portati a mano con disinvoltura mentre, tra le calzature, trionfano i mocassini in velluto matelassé con nappe dorate che riprendono il filo rosso del catwalk, mentre gli stivali sono in pelle nera. In scena una vera e propria apoteosi di ricchezza, ricercatezza e opulenza, grazie alle lavorazioni pregiate, ai dettagli shiny, ad applicazioni, nappe, paillettes e cristalli, per sottolineare un uomo sicuro di sé. Su una passerella in cui si sono avvicendate anche presenze femminili – elegantissime ed estremamente sensuali – che hanno recitato la parte delle compagne ideali dei modelli presenti, risulta superfluo dare una definizione omogenea di una collezione che basterebbe solo ammirare, proprio come si fa per il culto del bello.

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