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Calvin Klein

Mirco Andrea Zerini
7 settembre 2017

Sulle passerelle newyorkesi va in scena Calvin Klein: la collezione primavera-estate 2018, presentata con una sfilata unificata, è un inno alla conturbante America.

L’affascinante quanto spaventoso sogno americano e il cinema horror convivono su un catwalk in cui non esiste né regola né scampo e che si configura fin da subito come una rappresentazione del bello e del brutto, volto ad esaltare la complessità della mente umana.

Il Paese delle contraddizioni rivive negli accostamenti di tessuti tecnici e nappa, rete e gomma, e nei colori contrastanti, che dai classici bianco e nero virano verso tonalità vitaminiche ed elettrizzanti.

La vena noir del chief creative officer Raf Simons riecheggia invece negli abiti anni Cinquanta in nylon, pelle e latex, nei guanti in plastica da scena del crimine e nei completi da taglialegna delle figure maschili.

I riferimenti della collezione e della location sono studiati in ogni minimo dettaglio: la gomma di capispalla e accessori è stampata in Ohio, l’ambientazione è opera di Sterling Ruby, le serigrafie realizzate in collaborazione con la The Andy Warhol foundation for the visual arts sono un omaggio ad Andy Warhol e il tributo – visivo e sonoro – è a registi del calibro di Dario Argento e Hitchcock.

Alla sua seconda prova, Raf Simons lascia ancora il segno: la concettualità e l’originalità dello show sono un chiaro esempio di come spesso la moda vada oltre il mero gusto estetico e le tendenze, caricandosi di simbolismi da analizzare con forte senso critico.