Christian Dior

Luca Antonio Dondi
25 gennaio 2016

La dipartita di Raf Simons da Dior sembra non aver scoraggiato l’atelier che oggi ci ha stupito con una collezione Haute Couture che ha saputo tener testa all’alto valore della Maison.

La collezione è incredibilmente audace e moderna, riprendendo in questo modo lo stile efficace operato da Simons negli ultimi anni. Il blazer si destruttura fino a diventare esso stesso un abito, le gonne diventano fluide, top ricamati compaiono sotto gli abiti, tagli e trasparenze creano dinamismo ed eterogeneità. Si ritrova, però, anche un richiamo a quell’allure chic e femminile che proclamava a gran voce Monsieur Dior: balze arricchiscono gli abiti in tulle, rouches e pieghe adornano gli orli di pencil skirt, perline e pietre ricreano tessiture floreali e donano brillantezza, fiocchi romantici caratterizzano le calzature.

Un Haute Couture poco ostentata e sfarzosa, in linea con il pensiero della Maison, in cui gli unici azzardi – ben riusciti – sono stati le scarpe con stampa animalier e alcuni stralci di nudo studiati e aristocratici. La palette è orientata sul classico nero, con tocchi di bianco, rosso,  un tenero glicine, sobrie stampe e ricami. In sintesi, poca ridondanza e molta concretezza, a riprova del fatto che nonostante la mancanza di un direttore creativo, la Maison più celebre di Parigi ha saputo rimboccarsi le maniche e farsi valere in tutta la sua completezza, dimostrando la tenacia e la forza di volontà di un team forte come quello di Christian Dior.

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