Christian Dior

Martina D'Amelio
30 settembre 2016

C’è poco di Raf Simons, tanto dei suoi predecessori e un po’ di Valentino nella prima collezione firmata da Maria Grazia Chiuri per la Maison francese: la base della ricetta per la primavera-estate 2017 è la storia di Dior, ma il sapore è quello di una rivoluzione femminista, al grido di Dio(r)evolution.

Tra i look proposti sulla semplice passerella in legno allestita al Musée Rodin svetta una t-shirt bianca sulla quale campeggia la scritta “We should all be feminists”, il capo più fotografato dal front row dell’intera collezione. Il significato va oltre il letterale, perché la Chiuri è la prima donna in 70 anni di storia a ricoprire il ruolo di direttore creativo della casa di moda, dopo personalità del calibro di Raf Simons, Hedi Slimane, John Galliano e lo stesso Monsieur. In una maglietta è racchiusa tutta l’anima di questa linea – immediata, libera, femminile. Anzi: femminista.

La donna Dior secondo la stilista italiana (la 2° connazionale alla guida della casa di moda, dopo Gianfranco Ferrè) è in primis una schermitrice che affronta la vita in tenuta da combattimento: la sua divisa è composta da pettorine di pelle matelassè, maglie a collo alto adornate da cinghie, sweater con bottoni e bermuda slim in pelle, da abbinare liberamente a slip-on ape (simbolo della Maison e di “operatività”), gonne a balze e sneakers alte. Uno sport d’azione, testa e cuore, quest’ultimo rappresentato dal disegno che spicca proprio a sinistra sui top total white. Il motivo ricorre in tutta la linea, e riappare sui velati abiti lunghi di tulle in cui il più classico bustier è trasformato da nastri logo sporty sui quali campeggia la scritta “J’adior Christian Dior”. Il riferimento alla gloriosa era Jhon Galliano è evidente, esattamente come nella maglietta “J’adior 8”, che la Chiuri posiziona sotto una giacca nera total black che tanto ricorda la T-bar di Monsieur. E c’è ancora lui nell’elegante micro abito a corolla dallo scollo a barca e nei pois delle maxi skirt, abbinati a visiere atletiche ma trasparenti come raffinate velette e decollété tacco 3 dove ritornano i fiocchi logo. Proprio le iconiche scritte conquistano anche le borse a bandoliera e le maxi pochette a mano: ritorna anche il Diorissimo per la maxi shopper, secondo uno spunto già intrapreso dal team interno con la collezione autunno-inverno ora in negozio. Maria Grazia Chiuri non dimentica proprio nessuno, nemmeno la Maison che l’ha portata al successo, Valentino, dove fino a poco tempo fa rivestiva il ruolo di direttore creativo insieme a Pierpaolo Piccioli. E allora via alle eteree tonalità pastello ma anche al total red, ai tattoo dress ricoperti di applicazioni, ai ricami di farfalle, ma il riferimento ai tarocchi sulla maglieria e sui vestiti corsetto è ancora un omaggio a Christian Dior, superstizioso convinto e appassionato di talismani.

Una collezione che segna indissolubilmente una Dio(r)evolution, che si allontana decisamente dal couturismo per rileggerlo secondo il vocabolario delle donne di oggi. Le stesse che, in prima fila, hanno applaudito Maria Grazia Chiuri: Rihanna, Natalie Portman, Jennifer Lawrence, Marion Cotillard, Diane Kruger, Kate Moss. Non resta che attendere per vedere se la direzione dello sviluppo è quella giusta, ma a giudicare dal debutto e dagli intenti la strada verso il progresso (e le vendite) è spianata.

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