Daks

Mirco Andrea Zerini
19 giugno 2016

La primavera-estate 2017 firmata Daks racconta la storia di un viaggio maschile lungo e sofferto, di influenze culturali e ambientali, del fascino di terre remote.

Filippo Scuffi – creative director del brand londinese – ha portato in passerella un uomo inglese dalla mente aperta che va alla scoperta dell’India, dei suoi usi e dei suoi costumi.

La palette domina la scena: tonalità terrose come i beige e i marroni si alternano al più austero grigio che a tratti sfocia nell’argento, al bianco e al nero che vengono saltuariamente ravvivati da note burgundy, da riflessi rubino e dal verde, che vira dallo smeraldo al petrolio.

Le cromie variegate trovano spazio su filati pregiati e tessuti di alta fattura, come le lane leggerissime degli abiti sfoderati dal taglio formale, il vero tessuto Madras e il mix di cashmere, cotone e seta per la maglieria – tratto distintivo del brand – che si rinnova e si trasforma in forme alterate e volumi rivisitati.

Le vestibilità sono morbide e comode, i pantaloni si portano alla caviglia, le t-shirt diventano casacche eteree e si allungano fin sotto la coscia, a testimonianza delle influenze indiane, che creano una sorta di equilibrato ibrido tra la tradizione Occidentale e quella Orientale.

Gli accessori rispecchiano il mood dell’intera collezione: shopper, messenger e zaini in suede riprendono le tonalità del catwalk.

Una collezione equilibrata e ricca di metafore, prima fra tutte quella del viaggio di transizione e di cambiamento, malinconico e affascinante allo stesso tempo.

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