DKNY

Martina D'Amelio
12 settembre 2016

Un cast di modelle stellare, una collezione che guarda al futuro: quello di Dkny, anche senza Lvmh, sembra brillare – per ora – almeno quanto le labbra delle sue eroine a New York. Merito dei giovani designer Maxwell Osborne e Dao-Yi Chow, che per la prossima primavera-estate immaginano una donna proiettata in una galassia che ha tutte le sembianze di un ring.

Perché alla fine di sportswear si tratta – sebbene ritagliato, estremizzato, logato, ingentilito e tailorizzato: capi che solo corpi scolpiti come quello di Bella Hadid, Stella Maxwell e Imaan Hammam possono valorizzare. Le dive da passerella restano fedeli a Donna Karan nonostante la vendita di Lvmh, recente, del brand al gruppo G-III (focalizzato sul casual-sportivo).

I Public School interpretano il momento di cambiamento e si proiettano decisamente nel futuro, portando in passerella delle autentiche bellezze d’avanguardia, che si nascondono in maxi Hoodie sweater firmate, bene in vista, DKNY e da cui penzolano lunghe frange.

Le alternative alla felpa sono il neoprene e il tessuto tecnico, disegnati come giacche da uomo oppure muniti di macro tasconi; il cappuccio non manca mai, a creare quell’allure di mistero che ben si addice a un lottatore pre-battaglia come a un globetrotter. Marsupi in vita, calzari perfetti per lo spazio, maxi pants tecnici, caban che ricordano paracadute e k-way lunghi fino ai piedi sui quali si staglia la frase “in the future everything was different” rendono chiaro l’intento di un viaggio nel tempo – anche se danno meno spiegazioni su dove, esattamente, Maxwell Osborne e Dao-Yi Chow vogliano portarci. A confondere le idee i bra da palestra, i reggicalze a banda, i completi pijamas e le coulottes lingerie, ma da sfoggiare a boxe.

Il duo è ancora in lotta tra ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà, ma le intenzioni sono chiare: la rivoluzione di DKNY è solo agli inizi.

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