Dries Van Noten

Alberto Corrado
26 giugno 2014

In un famoso ritratto di Nureyev l’appartamento parigino completa l’intensità drammatica della sua espressione. Ieratico come una maestà imperiale, languido come l’artista che tutti conosciamo, abbandonato su una poltrona Biedermeier dalla tappezzeria sgargiante. Dries Van Noten ha saputo distillarne il fascino, la magia senza tempo e soprattutto la sensualità.
Il petto è esibito nella sua turgida nudità, attraverso le scollature profonde della canotta e della maglia leggera. Le camicie fluttuano come caftani, le giacche si dilungano in vestaglie. Spesso si avviluppano al torno come una sorta d’imbracatura, un lembo di tessuto, un drappo di broccato barocco rovesciato sulla spalla. Anche i riferimenti più sportivi, come i pantaloni da tuta e il bomber, sono lambiti da una raffinatezza incontenibile: ricami, jacquard, stampe da cravatteria e da pigiama, con la seta a farla da padrone. Aristocrazie russe, esotismi decadenti e atletismo muscolare.

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