Gucci

Martina D'Amelio
23 settembre 2015

Può la tenerezza di un ricordo essere evocata da una sfilata di moda? Alessandro Michele tira fuori dal baule della memoria la collezione primavera-estate 2016 di Gucci, alla luce di una nuova contemporaneità.

La location è quella di una stazione ferroviaria dismessa, dove la passerella è una tappezzeria e le colonne sono rivestite di carte da parati. La donna che incede in questo scenario surreale sembra provenire da un’altra epoca: abiti in pizzo con rouches, balze, divise con tanto di coccarda, garofani e coccinelle come spille a serrare il collo e stampe trompe-l’oeil sono i must del suo guardaroba.

Un tributo al passato, giocato sui toni gentili di una naturale tenerezza, espressa dalla virata verso una più pura femminilità nel vestire e quasi urlata dalla carte de tendre stampata sui dress al ginocchio: una mappa dell’amore di un Paese immaginario che per un attimo, sulla passerella, sembra essere il nostro. Perché mamme e nonne protagoniste di fotografie d’altri tempi si materializzano sul catwalk come dolci ricordi, e d’altronde è lo stesso Michele a dichiarare che questa sfilata trae anche ispirazione dal look della sua mamma. La memoria però non è fine a se stessa: basta soffermarsi sui dettagli per notare che l’antico è soprattutto il veicolo per proclamare una nuova contemporaneità. È sull’abito di pizzo verde che l’iconica cintura-logo diventa più attuale che mai, ancora meglio se abbinata ai mocassini cult. La gonna a ruota più classica si arricchisce di un’eccentrica stampa pitone, il cravattino si adorna di piccoli ananas e maxi fiocchi si mixano con il più moderno dei bomber. Un nuovo, emozionante capitolo della storia di Gucci raccontata da Alessandro Michele.

  • Gucci RTW Spring 2016
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  • Gucci RTW Spring 2016
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