Gucci

Luca Antonio Dondi
22 febbraio 2017

Ad infiammare la Fashion Week meneghina ci pensa Alessandro Michele che con Gucci unifica nella collezione l’autunno-inverno 2017/2018 i défilé donna e uomo e battezza ufficialmente il nuovo Gucci Hub di via Mecenate.

Tutto parte dall’invito: un disco in vinile sul quale sono registrate le voci di Florence Welch e A$AP Rocky che rispettivamente recitano poesie di William Blake e Jane Austen, traghettando subito la nostra mente in un idillico giardino all’inglese ottocentesco. Ad accoglierci nell’Hub un’atmosfera soffusa e una piramide al centro dello spazio circondata da un futuristico tunnel in plexiglas. Poi parte la musica, classicheggiante, e prende il via la sfilata più attesa della stagione. Immediatamente si incontra il giardino perfetto che ci eravamo sognati: The Alchemist’s Garden – così l’ha definito Michele – è un’esplosione di fiori che in maniera spontanea e rigogliosa invadono abiti, cappotti, blazer, gonne e pantaloni. Oltre alla botanica, nel nuovo capitolo del Gucci Garden ritroviamo animali ormai familiari come gatti, tigri, rettili e insetti, sotto forma di jacquard preziosi, ricami e applicazioni. L’ispirazione British torna a contaminare anche questa collezione nell’uso del tartan e del kilt, nei riferimenti punk e nel mood Seventies, nelle calzamaglie in lurex alla Ziggy Stardust e negli ampi cappelli da fare invidia a Buckingham Palace.

Cappe di pelliccia e mantelle in broccato, insieme a bluse di seta, abiti kimono e ombrelli parasole, portano una ventata d’Oriente grazie alle delicate stampe tradizionali che si alternano al più contemporaneo logo della Maison riprodotto su calze e t-shirt insieme alle frasi, scritte a mano, dell’artista Coco Capitan. Abiti da red carpet pronti per i prossimi Oscar alternati a jeans e bomber jackets; sofisticate mise pseudo Vittoriane affiancate a completi usciti direttamente da un club anni Ottanta; headband in spugna e collane di perle, borse a mano bon ton e marsupi borchiati.

Questo il nuovo Alchemist’s Garden secondo Michele, un cortile incantato in cui i contrasti si annullano, gli stili dialogano, i colori si mescolano, i tessuti convivono: un’oasi serena in cui rifugiarsi lontano dal monto per osservare il volo delle farfalle all’ombra di un albero accompagnati dai versi eterni di William Blake.