Le voci dell’India: tre libri più uno

Virginia Francesca Grassi
9 giugno 2013

L’India con il suo immenso patrimonio culturale e letterario ha da sempre esercitato un fascino magnetico sull’Occidente: dai più celebri viaggi di Pasolini, Moravia e Morante, passando gli “esperimenti” di Manganelli e i notturni indiani di Tabucchi, fino ad arrivare alle inchieste di Federico Rampini.

L’India di ieri e di oggi, raccontata da viaggiatori letterati che ne hanno saputo restituire le contraddizioni e gli umori. Ultimo tra questi, l’antropologo e architetto Franco La Cleca: “Perchè nei film di Bollywood non ci si bacia mai veramente?”, questo il leitmotiv e lo spunto di riflessione da cui parte “Indian kiss“, moderno diario di viaggio, specchio di emozioni e sentimenti contrastanti difronte ad un Paese che innamora e terrorizza gli occhi dello straniero – dai salotti bene dell’élite intellettuale di Mumbai allo slum di Dharavi, da un sontuoso fidanzamento a Kolkata alle botteghe delle viuzze polverose di Jodhpur. Il fascino dell’altrove, dell’altro da se.

E’ la Shining India, l’India splendente catapultata nell’ipermodernità dei grattacieli, del progresso tecnologico, delle multinazionali e degli investimenti esteri. Ma è un’India «che brilla in modo osceno, nascondendo sotto il tappeto della globalizzazione più sexy il lercio della corruzione, degli “aggiustamenti strutturali”, delle collusioni tra il potere politico-giudiziario e le forze economiche emergenti» – come spiega Gioia Guerzoni nella bella prefazione ad “India”, appena pubblicato da ISBN. Un’antologia che racchiude cinque racconti, sei reportage e tre fumetti in cui si sono cimentati undici creativi della generazione degli anni ’70 – dieci tra scrittori e giornalisti, più un fumettista – per dare voce a quel vortice di sogni e incubi in cui si è trasformata la loro terra di origine. Dopo gli anni all’estero, la classica “diaspora indiana”, loro sono quelli che hanno deciso di tornare, di guardare con occhi nuovi, di narrare. E ci parlano di contadini che si suicidano col diserbante, bambini raccoglitori d’immondizia, hijra, eunuchi, contrasti religiosi, modernità e tradizione.

Lo stesso ritratto luminoso e martoriato al tempo stesso che ritroviamo anche in “Belli e dannati” di Siddartha Deb, una tra le voci più autorevoli della nuova letteratura indiana. Oltre la vernice brillante della gentrificazione, quella dei magnati dei media, dei programmatori informatici, delle villette american style e degli abiti griffati, c’è la disperazione metropolitana dei lavoratori dei call center e dei braccianti dell’Andra Pradesh costretti nella loro quotidiana lotta con la povertà rurale e il sorgo rosso. «Questi opposti apparenti – visibilità e invisibilità, presente e passato, ricchezza e povertà, immobilismo e attivismo» – che sono il volto più autentico dell’India contemporanea.

Nota di un’appassionata: a concludere questo piccolo itinerario di belle lettere indiane un fuori percorso che tuttavia va ricordato per la sua eccezionale originalità e acutezza critica – a mio parere uno dei più riusciti esempi di letteratura di viaggio degli ultimi anni, capace di coniugare generi diversi quali il romanzo d’avventura, l’indagine antropologica, il saggio storico.

Imperi dell’Indo” racconta infatti del viaggio compiuto a 29 anni da Alice Albinia (oggi giornalista, editor e scrittrice affermata) lungo il corso del fiume Indo, che «scorre attraverso le vite delle sue genti come un incantesimo». Dalla foce in Pakistan fino alla sua sacra sorgente in Tibet, Albinia ha percorso più di tremila chilometri scoprendo popoli i cui destini e la cui storia sono stati e saranno sempre fatalmente incrociati con quello del Padre dei fiumi.

I personaggi indimenticabili incontrati lungo il cammino saranno solo lo spunto iniziale per ricostruire un mosaico caleidoscopico fatto culture diverse, tradizioni, piccole vite e grandi rivolgimenti storici – dalle meraviglie dell’antica città di Mohenjo-daro ad Alessandro Magno, dai fasti dell’Impero britannico alla partizione tra India e Pakistan, passando attraverso la letteratura sanscrita, la mitologia greca, l’induismo, il buddhismo, l’Islam. Una scrittura limpidissima capace di coniugare la piacevolezza dell’avventura, lo sguardo empatico dell’appassionata ed il giudizio disincantato della specialista.

Virginia Grassi

“Indian kiss” di Franco La Cleca, ObarraO edizioni, pp. 138.
“India” AAVV, a cura di G. Guerzoni, ISBN edizioni, pp. 188.
“Belli e dannati” di Siddartha Deb, traduzione di A. Grechi e A. Spila, Neri Pozza, pp. 351.
“Imperi dell’Indo” di Alice Albinia, traduzione di L. Noulian, Adelphi, pp. 493.