Louis Vuitton

Martina D'Amelio
7 marzo 2017

Nicolas Ghesquière porta la collezione autunno-inverno 2017/2018 di Louis Vuitton nella Cour Marly del Louvre: una chiusura monumentale per la Paris Fashion Week.

La sezione dell’ala Richelieu dove troneggiano le statue risalenti all’epoca del Re Sole, all’ombra della Pyramid trasparente, è la location senza precedenti scelta dal designer francese per presentare una linea che di borbonico ha ben poco.

L’opulenza moderna per contrasto si mostra attraverso un viaggio senza fine ai 4 angoli del globo: tute in pelle da motociclista giramondo, giacche di denim rivestite in shearling, lingerie slip-dresses che risentono di influssi indiani e una lunga serie di bootcut pants – effetto tie dye, in vernice, dalla piega disegnata. L’influsso British delle miniskirt e degli abiti monospalla a maxi check è ingentilito da bagliori di lurex; le micro ruches à la française degli abiti nude sono l’insolito espediente rock che ben si sposa con gli stivali alti da biker, mentre l’abito in sgargiante satin sotto il soprabito di pelle diventa l’emblema di una nuova, contrastante quotidianità (americana).

L’unico rimando al passato? Le modelle strette in cappe-tuniche di piume e pelliccia che vincono la passerella come novelle Nike di Samotracia (che si trova qualche piano più in su), ma sembrano comunque provenire da Paesi più che da epoche lontane. Oltre alle It Bag, monogram e non, che hanno fatto e continuano a fare la storia della Maison. L’antico che conta davvero per Ghesquière è soprattutto la magnificenza viandante che dal 1854 permea Louis Vuitton. Che chiude il fashion month con una collezione-sintesi della sua ibrida anima.