Maison Margiela

Jennifer Courson Guerra
1 marzo 2017

John Galliano reinventa il prêt-à-porter. Maison Margiela, si sa, non è nota per i suoi abiti ready-to-wear: quando pensiamo al brand, ci vengono in mente capi artistici e sopra le righe, più da esporre in un museo che da indossare tutti i giorni in città. Ma l’estroso direttore creativo, questa volta, ha pensato a una collezione portabile, quasi semplice, senza dimenticare il carattere istrionico che lo contraddistingue.

Così, nel “tritacarne” Galliano, gli abiti si decompongono e destrutturano nei loro dettagli, rimanendo comunque riconoscibili. Il trench è tagliato sul petto e sui lati, il maxi bomber è un patchwork di tessuti, frange e inserti in metallo, di abiti e maglie rimangono solo le anime tagliate e vivo, i cappotti sono un complesso gioco di buchi e finestre.

Galliano si diverte a sovrapporre pezzi di tessuto che magicamente prendono vita e si completano l’un l’altro, tanto che niente in passerella appare non finito nonostante il tripudio di fori e fili tirati. Le lunghezze non hanno vie di mezzo: o mini o maxi, rigorosamente strette alla caviglia con orli a sbuffo. Le texture si incontrano e scontrano, in una lotta tra contrasti e opacità differenti.

Il défilé procede dalle tonalità più neutre verso l’esplosione di colori delle uscite finali. Menzione d’onore per gli accessori: le borse diventano originali cappelli di pelliccia che ricordano quelli delle guardie della Regina. Le scarpe, con l’iconica punta a infradito, si declinano in stivaletti effetto rettile o ricoperti di pelo, ma anche sandali aperti da indossare con i calzini.