Marc Jacobs

Mirco Andrea Zerini
18 febbraio 2016

In una Fashion Week dominata forse da pochi piéce de théâtre e da sfilate da ricordare, mancava la sorpresa di Marc Jacobs che ogni anno ci stupisce con qualcosa di inusuale.

La location austera e poco sfarzosa ha lasciato il pubblico sgomento e quasi rassegnato ad un adeguamento ai catwalk dei giorni precedenti, fino alla prima uscita e all’ouverture sulle note della colonna sonora del film Requiem For A Dream. Da subito emerge l’influenza gothic-dark per una collezione che ha riservato notevoli colpi di scena, incrementati dalla passione dello stilista eccentrico di suscitare il ricordo, con un continuo ritorno di spunti dal passato e dalle sue precedenti collezioni.

Le felpe, i pois black and white, le gonne ampie con incisioni a laser, i lunghi cappotti, i biker in pelle con dettagli in pelliccia o in denim – rigorosamente oversize –, gli abiti da sera con spacchi vertiginosi, paillettes all-over, ricami e scollature profonde sono tutti elementi già sperimentati da Jacobs e che ritornano su un catwalk variegato, variopinto ed eclettico, che ci impedisce di darne una definizione precisa, capace di spaziare tra stili e tendenze diverse e innovative.

Tra un’uscita e l’altra ecco arrivare Stefani Joanne Angelina Germanotta, meglio conosciuta come Lady Gaga, che ha indossato un cappotto lungo con macro bottoni e dettagli in pelliccia, una blusa con maxi fiocco e calzature che incutono timore: stivali argentati stringati con plateau altissimo e decisamente audace.

In sintesi potremmo dire che abbiamo assistito al Best Of dello stilista che ha voluto raccontare in 65 uscite la sua storia da protagonista del Fashion System, o meglio potremmo dire la storia del suo brand e delle sue collezioni, sempre pronto a stupire e ad ammaliare il suo pubblico e la stampa che ha immediatamente dedicato all’evento moltissima attenzione.

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