Marni

Alberto Corrado
23 febbraio 2014

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Un mosaico d’immagini e sensazioni che arrivano da un linguaggio estetico inedito ed efficace partendo dal proprio passato.
La silhouette è un’interpretazione architettonica e strutturale di un’idea di femminilità morbida ma tenace. Il corpo è appena sfiorato. Fasce elastiche cingono la vita con un gesto rapido. C’è un elemento sensoriale che gioca con le contraddizioni, invitando a riconsiderare con le mani quanto è stato apprezzato con gli occhi. Ciò che appare pesante è, infatti, leggero, e anche i ricami su seta jacquard hanno un aspetto spugnoso. Il neoprene è usato per abiti e gonne percorsi da rouche, per pantaloni dai tagli curvi, per top che avvolgono il busto. I cappucci sovradimensionati, foderati di pelliccia tinta, coprono quasi per intero il dorso di blouson puliti; massicce cerniere industriali ricorrono come segni funzionali. Grandi volumi e tagli decisi suggeriscono un’idea di protezione: le maglie dolcevita sono spesse e astratte; i cappotti di feltro e i pantaloni sono densi come coperte; il nylon imbottito è pronto ad affrontare rigori con una certa leggerezza. Tocchi metallici evidenziano la fusione di artigianale e industriale: un montone laminato; punte metalliche sulle scarpe. Al contrario, il fatto a mano si trasforma in un’esagerazione dell’organico: le pellicce sono composizioni geometriche di pura fantasia; le piume si moltiplicano e accumulano sui cappotti di feltro. Da non perdere di vista invece gli abiti stampati con le opere di Magnus Plessen, un brillante artista tedesco di Amburgo che nelle sue opere gioca con addizioni e sottrazioni e si mette al centro tra astrazione e rappresentazione.
Lavorazioni ed effetti a sorpresa a parte, la vera forza della collezione, quello che la rende così bella, è che nessun pezzo, per quanto sofisticato e “pensato”, intimidisce: si desidererebbe indossare tutto, e tutto potrebbe essere indossato.

Alberto Corrado

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