N°21

Mirco Andrea Zerini
16 gennaio 2017

Una presa di posizione, una protesta, il prevalere del libero arbitrio sulla passività: sono questi i capisaldi attorno a cui ruota la nuova collezione firmata da Alessandro Dell’Acqua per N°21, presentata in occasione della settimana della moda milanese.

L’ispirazione proviene dai fermenti rivoluzionari tipici degli anni ’70 che influiscono su un abbigliamento decisamente slegato dal glamour tipico del fashion system e ben ancorato a valori pragmatici e concreti.

L’uomo indossa capi che celebrano un mix and match di fibre nobili e tessuti tecnici apparentemente casuale ma frutto di un’attenta riflessione: il neoprene compare accoppiato alla lana per i cappotti monopetto o alla nappa per i giubbotti attillati, mentre il nylon si sposa perfettamente con il montone per gli anorak, si declina in pattern camouflage per i bomber e trova infine spazio su piumini over con bande colorate a contrasto. La maglieria invece si compone di maxi cardigan in mohair rigato, pullover color block e maglie norvegesi voluminose con disegni lasciati a metà quasi per sbaglio.

In una collezione a ridotto contenuto di accessori, l’unico feticcio concesso è il cappuccio di una felpa tempestato di paillettes, che si applica a qualsiasi look e diventa l’emblema di uno stile decisamente personale e fuori dagli schemi.

Sulla passerella di Dell’Acqua si respirava la voglia ardente di un cambiamento radicale: un ritorno alla semplicità, in occposizione alle logiche consumistiche che caratterizzano la nostra epoca.