Prada

Alberto Corrado
17 gennaio 2016

Partendo dalla dichiarazione di Miuccia Prada “C’è qualcosa nel passato, nel rivolgere lo sguardo a ciò che si considera “vecchio”, che è romantico e assolutamente moderno allo stesso tempo”, la collezione Prada Uomo autunno-inverno 2016/2017 è una riflessione sui momenti drammatici, umani ed emozionali che hanno portato la nostra storia fino all’attualità.

Miuccia Prada compone una collezione che stimola la riflessione, totalmente accattivante grazie alla sua forza emotiva e alla collaborazione con l’artista Christophe Chemin per i disegni delle stampe.

In una piazza ricostruita dagli architetti di OMA/AMO che rappresenta tutte le piazze della storia – quelle in cui si celebravano gli auto da fe’ seicenteschi, diversi da quelli odierni che avvengono nelle piazze virtuali, dove svilenti cerimonie sono all’ordine del minuto -, Prada mette in scena una rappresentazione della moda contemporanea che racconta la passione umana dell’eroe, perché in questo risiede il presente di questa collezione. “Un presente da cui non ci si può distrarre perché è troppo imponente – sottolinea Prada – E la moda deve raccontarlo senza temere il suo potere”.

Totalmente impossibile che l’occhio non cada sul lavoro delle stampe dell’eclettico artista Christophe Chemin. In “Banquet Thieves”, ad esempio, riproduce la tipica scena di un banchetto ispirata al genere tradizionale della “Natura morta” e alla “Vanitas”, in colori caldi e delicati, dalle sfumature eleganti e gradevoli. In scena, un archetipo classico della storia dell’arte, ma riletto in chiave contemporanea: uno strano tavolo con una prospettiva completamente sbagliata alla maniera di Giotto, coperto da una tovaglia che sta lentamente scivolando giù. Un’immagine che allude a quanto le persone siano oggi ossessionate dal cibo, a quanto amino scattare fotografie di ciò che stanno per mangiare per condividerle subito online.

Oppure in “Impossible True Love” un’incantevole attrice che interpreta la dea Iside bacia romanticamente un ragazzo in uniforme militare che potrebbe essere Elvis giovane. O ancora in “The Important Ones” si assiste alla reinterpretazione del classico genere rinascimentale della Battaglia, quasi trasformato in un assurdo “Dance Tableau”: una barocca toile de Jouy blu, oppure una battaglia di nuovi Dei che danzano per l’eternità. L’opera allude all’ego delle persone al giorno d’oggi, a quanto ognuno desideri essere importante, titolato, trattato da persona di riguardo e come tutti dimentichino che, per essere ricordati come unici e speciali, bisogna fare cose importanti.

Si possono riconoscere: Ercole con i pugni di Hulk, Sigmund Freud con un grosso bastone in mano, la dea greca Atena con un fulmine, Giulio Cesare e un ramo di lauro, San Francesco d’Assisi e un uccello, Nina Simone in guantoni da boxe, Giovanna d’Arco con delle maracas in mano, Geronimo con una mazza da golf, Che Guevara con l’Oscar in mano e Pier Paolo Pasolini. Tutti riuniti, per sempre.

Queste immagini densamente stratificate sono i riferimenti possibili dell’abito, come se ogni capo avesse il compito di rivestire un significato simbolico.

Giacche da reduce, redingote da ammiragli, cappotti che il capitano Achab di Moby Dick o Shingen Takeda, uno dei signori della guerra di Kyoto, avrebbero indossato se avessero voluto fuggire dal loro tempo. E tute da lavoro, cappe clericali e cappe rivoluzionarie che, nella loro piccola presenza diventano un atto e un fatto politico, nell’accezione più alta del termine. Nella piazza che nasce come il simbolo della discussione, prima ancora che come luogo dell’esecuzione, Miuccia Prada scende con l’irrimediabile concretezza dei vestiti, personaggi irrazionali della grande narrazione storica che è la vita.

  • Prada Men's Fall 2016
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