Prada

Lucrezia Brunello
13 gennaio 2013

Prima dell’ingresso nella sala allestita da Prada per la sua sfilata si respira aria di attesa, curiosità, dubbio. Con che stratagemma ci sorprenderà questa volta? Poi si entra e tutti i pensieri fantasiosi si placano in un semplice, spontaneo, forse un po’ bambino: “Wow”. Niente di più, niente di meno. Davanti agli occhi una gigantesca finestra sul mondo con pannelli di panorami cittadini e salottini di stile anni ’50 creati dall’architetto Rem Koolhaas progettati per Knoll. Si accendono le luci, comincia la spettacolo.
“Tutto è apparentemente normale perché mi sto allontanando dal glamour in favore di qualcosa di più umano”, Miuccia Prada. Ecco svelato il tanto idealizzato stratagemma. Una normalità disarmante, fuori dal comune, ormai sempre più remota, che proprio per questo diventa eccezionale. Gli abiti raccontano un modo di pensare lontano dall’eccentricità moderna. L’attenzione è ai perfetti classici dallo stile un po’ retrò, che hanno il potere di trasformarsi subito in oggetti del desiderio. Le forme sono leggermente gonfiate, i pantaloni slim e con lunghezza sopra la caviglia. Particolare il dettaglio in velluto dei colli di giacche e cappotti. Nelle scarpe la suola è ancora la parte più evidente con le zigrinature della gomma.

Lucrezia Brunello