Rick Owens

Jennifer Courson Guerra
23 giugno 2016

Sfiorare, la parola chiave della passerella Rick Owens. Una collezione che sfiora l’haute couture, in un intrigante gioco di rimandi a una sartoria che di prêt-à-porter ha ben poco; una collezione da sfiorare, con tessuti impalpabili e grandi volumi; una collezione che sembra sfiorare i confini di genere, annullando le forme del corpo, portandolo ad una sorta di grado zero. I capi scivolano, si intrecciano, si stratificano, si uniscono, si separano. Gli ampi pantaloni rubano la scena: esageratamente lunghi o squadrati, con grandi sovrapposizioni e rimborsi, strizzano l’occhio alla gonna. I pezzi superiori non sono da meno, tra vasti top annodati sulla spalla, casacche, t-shirt a maniche lunghe, ma anche biker jackets e bomber dalle linee più tradizionali. Le giacche, ovviamente rivisitate nelle proporzioni, mantengono un fondo di sartorialità, quasi a compensare la mancanza di rigore e  linearità dell’intera collezione. Nessuna stampa è concessa da Rick Owens, se non un timido segno grafico: pochi colori puri si stagliano su questi outfit così peculiari, bianco sporco, nero, ocra, terra di Siena, una punta di argento. Le texture sono diverse, in prevalenza morbide e leggere, a volte trasparenti, ma non mancano pelle, pelliccia o tessuto tecnico. Sempre controverso, sempre discusso, anche questa volta lo stilista statunitense ha saputo stupire tutti.

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