Roberto Cavalli

Martina D'Amelio
26 settembre 2015

Peter Dundas debutta sulla passerella di Roberto Cavalli per la primavera-estate 2016, ed è tutta un’altra musica.

Il designer norvegese si era premunito di avvisare: un wind of change avrebbe invaso il catwalk, è così è stato. Dopo anni passati al timone di Emilio Pucci, il ritorno di Dundas da Cavalli (dove aveva già lavorato dal 2002 al 2006), più che un’evoluzione, rappresenta una vera e propria rivoluzione: lasciati i panni da gran sera, la donna Cavalli opta per il filone street e veste biker gilet in denim stone washed rosa, maxi parka abbinati a coulotte in pelle, pants in blocchi di suede (che tanto ricordano il modus operandi di Pucci). Gli abiti lunghi dagli spacchi vertiginosi che hanno fatto sognare si trasformano in maxi gonne coloratissime abbinati a blazer dal taglio maschile ricoperti di teste di leone. Ed è proprio nell’utilizzo dello zebrato e dell’animalier che si intravede ancora un po’ l’eredità Cavalli, reinterpretata alla luce dell’epoca graffiti, oltre che nelle lavorazioni e nelle applicazioni da haute-couture (e non è poco), sebbene su capi che nulla hanno a che fare con il red carpet. L’innovazione vince sulla tradizione? E soprattutto, avevamo davvero bisogno dell’ennesimo tocco di modernità? È ancora presto per dirlo. Chissà cosa penseranno Roberto Cavalli ed Eva Cavalli, che non erano presenti alla sfilata ad applaudire il nuovo corso.

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