Tiger of Sweden

Jennifer Courson Guerra
11 giugno 2016

Due culture si incontrano sulla passerella londinese di Tiger of Sweden: da un lato, l’architettura barocca del Kungliga Slottet, il palazzo reale di Stoccolma, dall’altro il multiculturalismo in chiave urban.

Significativo che la scenografia si illumini a intermittenza con una luce al neon che vira dal blu al verde; allo stesso modo emblematica la scritta sulle fasce indossate in alcuni degli outfit della collezione, che recita “Third culture kids”. La “terza cultura” è quella che si crea dall’unione delle diverse due, che sboccia tra le fantasie floreali rococò delle camicie, delle giacche, dei pantaloni e delle t-shirt. La modernità è entrata dirompente nella secolare cultura svedese e ha contaminato tutto, moda compresa.

L’incontro-scontro si consuma anche tra il taglio street dei blazer, dei bomber, delle giacche a vento e i tessuti sartoriali, i colori neutri, le linee classiche dei pantaloni. Tiger of Sweden si presenta contaminato, eterogeneo, ibrido. Il barocco torna prepotente nei completi, smorzato dagli inserti di piumino, dalle scarpe tennis bianche, dai gilet che ricordano i giubbotti antiproiettile. La giacca biker maschile si porta con i pantaloni grigi eleganti e la fascia per capelli: un accostamento da copiare. La palette resta neutra, tra kaki, oliva – declinato anche nell’iconica stampa tiger – antracite e blu navy. Andreas Gran sceglie un mood estremamente edgy, al confine tra eleganza e rock’n’roll, tra una cultura e l’altra.

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