Valentino

Luca Antonio Dondi
25 gennaio 2017

Se l’ultima collezione Haute Couture di Valentino era un tributo a Shakespeare e si rifaceva a mise dal gusto cinquecentesco, ora bisogna andare ancora più indietro nel tempo e arrivare fino alla Grecia antica per trovare la nuova ispirazione di Pierpaolo Piccioli.

La definizione di “abito da sogno” si fa (letteralmente) più concreta nella mente di Piccioli che debutta all’Hotel Salomon de Rothschild di Parigi con la prima collezione Couture da solista. Dopo essere stata una principessa delle fiabe e una protagonista delle tragedie shakesperiane, la donna Valentino diventa una dea greca: forte, statuaria, luminosa. Pepli, tuniche lineari, pantaloni palazzo e cappe scultoree, abiti in chiffon impalpabile che scolpiscono la figura femminile aleggiando con leggerezza, pizzi e jacquard eleganti. Delicatissimi strati di tulle coprono i capi come fossero auree intente a proteggere la spiritualità e la purezza delle dee. Plissettature geometricamente perfette, tagli lineari, ricami sofisticati e precisi sono la vera forza segreta della collezione, visibile solo a chi riesce a penetrare oltre la semplicità delle forme e i volumi eterei.

La delicatezza della palette cromatica porta avanti il romanticismo classico di cui Valentino porta alto il significato, ma si elevano dalla massa abiti rossi come le fiamme di Ares e toni di rosa che diventano shocking per vestire moderne Afrodite. Le sciarpe di chiffon lasciano la scia e sembrano tramutarsi in ali come moderne Nike di Samotracia, i sandali flat si fanno essenziali. La dea contemporanea di Pierpaolo Piccioli, leggiadra ma tenace, si fa portavoce dei sogni e dei pensieri di ogni donna, immortale come lo stile di Valentino.