Vivienne Westwood

Luca Antonio Dondi
19 giugno 2016

È un video messaggio di Vivienne Westwood ad aprire la sfilata primavera-estate 2017: un filmato che celebra “gli spioni e la libertà”, che reclama e protesta contro l’ingiustificata reclusione di Julian Assange, fondatore di Wikileaks, presso l’ambasciata ecuadoregna di Londra. Il défilé va, infatti, a coincidere con altri eventi, sempre dedicati al caso di Assange, che simultaneamente avvengono in città sparse per il mondo, da Parigi a Madrid passando per New York e Buenos Aires.

Una collezione genderless in pieno stile Westwood si manifesta sulla passerella milanese. L’uomo si traveste da donna e la donna da uomo con tranquillità ed estrema naturalezza: abiti e casacche in cotone stretch si alternano a completi morbidi, blazer oversize e top a righe, leggins di paillettes e bermuda in velluto, pullover in maglia e bluse in seta. La matericità dei tessuti diventa elemento cardine della collezione, così come la fluidità e la leggerezza dei vestiti.

Tra gli accessori, spuntano in passerella slip-on in pelle dominate dalla silhouette di un gatto – simbolo della sfilata, infatti, il gatto da 15.000 followers di Julian Assange -, sandali flat e sabot dalle stampe etniche. Poi clutch, envelope bag, calzini, charms e pendenti in cui il logo e altri portafortuna del brand fanno la loro comparsa.

Una collezione tributo alla libertà di ogni genere, di stampa come del modo di vestire. Una dichiarazione di eterogeneità in un mondo della moda non più strettamente vincolato da dogmi e regole, che nessuno come Vivienne Westwood sa infrangere.

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