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Sfumature giapponesi

Carla Diamanti
2 aprile 2015

japan

Ore 17 o poco più. E’ il momento migliore per oltrepassare il fiume Kamo, confine ideale tra presente e passato, e andare a Gion. A quest’ora geishe e maiko avvolte in fruscianti kimono e accompagnate dal rumore ritmico degli zoccoli lasciano le loro dimore per raggiungere i locali nei quali si trasformano in sofisticate compagne per la serata. Abili conversatrici, leggiadre ballerine, esperte musiciste e soavi cantanti, sanno dipingere e ricamare, sanno preparare il tè e servirlo nelle migliori cerimonie, sanno soprattutto ascoltare e concentrarsi sulle emozioni dei loro ospiti, nascondendo le loro dietro al volto di porcellana. Le basse case di legno del vicolo di Pontocho, che insieme a Gion è il quartiere notturno più pittoresco e vivace di Kyoto, si riflettono nelle acque del fiume Kamo. Davanti alle porte, le tradizionali lanterne rosse di carta indicano la presenza di una geisha. Ogni tanto una finestra regala una scena che sembra il fotogramma di un film di altri tempi: un tavolo basso, signori in abito scuro seduti a terra in compagnia di geishe avvolte in splendidi kimono di seta e con il volto candido e impassibile su cui spiccano soltanto gli occhi neri e una minuscola bocca rossa.

Per capire meglio il loro mondo e la loro arte bisogna andare nel cuore di Gion e assistere al Miyako Odori, “danza dei ciliegi in fiore”. Kyoto e Sakura cioè la fioritura annuale dei ciliegi, sono raccontate dalle “artiste” (geisha significa proprio questo) e dalle allieve maiko che danzano, cantano e suonano dando vita a uno spettacolo che incanta per la grazia, per l’eleganza, per la precisione cronometrica di gesti, voci, toni, corde che vibrano e che si fermano all’unisono. Esseri eterei che si muovono in maniera irreale. Niente è fuori posto, sembra tutto finto per quanto è perfetto.

C’è un’armonia di fondo, in Giappone. Non è facile da cogliere, bisogna cercarla oltre le contraddizioni ma con la certezza che una volta trovata colpisce al cuore e non è facile da dimenticare.

Carla Diamanti
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