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Shanghai: La Biennale

Alice Signori
13 novembre 2012

“Renovation” è il tema della nona edizione della Biennale di Shanghai. Un tema che parla di vitalità e interazione. O, meglio ancora, di energia. Le stesse sensazioni che si provano entrando: è così che Shanghai dà prova non solo di essere la capitale del lusso e della modernità, ma di essere anche all’avanguardia in fatto di arte.
Il concetto di vitalità ed energia è il “fil rouge” che guida lo spettatore all’interno della grande mostra. Le installazioni sono tutte imponenti, colorate, caotiche: attirano l’attenzione da lontano e attraggono come magneti, guidando l’interlocutore all’interno delle sale. La mostra, situata alla “Power Station of Art”, una vecchia centrale elettrica trasformata nel primo museo di arte contemporanea in Cina, declina il tema dell’energia secondo una lettura personale. Sul muro all’entrata si legge: “Energy is not some hidden treasure waiting to be discovered; it comes from collective consciousness. The difference between others and us is the source of our energy. “
Energia quindi che scaturisce dal contatto e dall’interazione tra noi e gli altri, tra l’arte e lo spettatore. Quattro le aree tematiche: “Revisit”, “Reform”, “Republic” e “Resources”.
“Revisit” propone luoghi, tradizioni e oggetti dimenticati che l’artista riporta a nuova vita. Tra queste un’opera intitolata “I love Spinoza”, un inno al grande filosofo. Oppure un intero progetto di ricerca portato avanti da studenti universitari sotto la guida di Yao Jui-Chung per riscoprire le “Mosquito Halls”: i luoghi di Taiwan costruiti, ma poi mai utilizzati.
“Resources”, invece, vede l’arte come motore e come mezzo per educare. Divertente il “Matrix Printers Quartet”: sono le stampanti stesse a creare una melodia con il suono del loro lavoro. Brillante anche l’opera intitolata “Staircase”, la cui didascalia recita così ”Questa è una scala, siccome era troppo alta per lo spazio espositivo, la si è dovuta schiacciare”.
Si prosegue poi con “Republic”: punto d’incontro e interazione tra artista e pubblico. Toccante l’esperimento di Sophie Calle: durante un viaggio a Istanbul domanda a persone diventate improvvisamente cieche quale sia l’ultimo ricordo da normo vedenti. La loro riposta: il mare. Durante una seconda visita alla città, l’artista incontra invece persone cieche dalla nascita. Vuole sapere quale sia la loro idea di bellezza. Ecco ancora la stessa risposta: il mare. Sophie decide allora di esplorare, in questa mostra, la reazione di alcune persone che si recano, per la prima volta, in riva al mare.
Punto finale del percorso è “Reform”: una sezione in cui sono proposte esibizioni di singoli artisti, cui ruolo fondamentale è di trasmettere e interpretare l’energia che ci circonda.
Complemento alla mostra è l’Inter-city Pavilion: una serie di padiglioni che raccontano di diverse città gemellate (almeno in spirito) con Shanghai. L’Italia è rappresentata da Palermo, descritta come la città “felicissima”.
La nona edizione della Biennale non è solo punto d’incontro tra Occidente e Oriente, ma anche e soprattutto è una pausa senza tempo e senza luogo, dove artisti di tantissime nazionalità contribuiscono a questo percorso di conoscenza e di esplorazione. Solo un piccolo particolare ci riporta alla realtà: sulla mappa dell’esposizione è omesso il quarto piano. Il quattro è, infatti, il numero sfortunato per la cultura cinese: si scrive con lo stesso carattere utilizzato per “morte”. Decisamente fuori luogo in questa esposizione che parla tutta di vita.

Alice Signori


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