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Si fa presto a dire Rolex

Davide Passoni
12 maggio 2015

Copertina

Ha fatto molto rumore nei giorni scorsi la polemica che coinvolto Rolex Italia e il Governo italiano per l’accostamento indebito, a dire della maison svizzera, fatto da alcuni esponenti dell’Esecutivo tra gli orologio della marca coronata e i black bloc che hanno devastato il centro di Milano nel giorno di apertura di Expo 2015.

Un accostamento, lo ricordiamo, nato da un’immagine di uno dei vandali impegnato nelle devastazioni, al cui polso compariva un orologio che, per molti, era proprio un Rolex. Al di là del fatto che l’immagine era talmente sgranata da far sorgere più di un dubbio sulla marca del segnatempo, l’accostamento aveva portato Rolex Italia ad acquistare una pagina a pagamento sui maggiori quotidiani per prendere le distanze, attraverso le parole del proprio AD, dal sillogismo Rolex = figli di papà, figli di papà = black bloc, Rolex = black bloc.

Sia come sia, rimane il fatto che Rolex non ha certo perso il suo allure per quanto accaduto a Milano, restando un brand bello e di moda che, pur rientrando di diritto tra quelle top, non è propriamente una marca di lusso: pur avendone tutte le caratteristiche, in molti casi un Rolex non costa come gli orologi di lusso (a parte le versioni opulente da sceicchi o da oligarchi russi) ma ne vanta le qualità di pregio ed esclusività. E, soprattutto, vanta una storia capace di dar vita a pezzi leggendari. Proprio due di questi, oggi, vogliamo mettere a confronto: Daytona e Submariner.

Partiamo da due caratteristiche comuni al Rolex Daytona e al Rolex Submariner: si tratta in entrambi i casi di orologi sportivi, accomunati dalla cassa Oyster, ossia a ostrica, che ne garantisce la tenuta stagna fin dai tempi della sua ideazione quando, oltre al magnetismo, il peggior nemico degli orologi era l’acqua.

Se per il Submariner esiste una data di nascita, il Daytona lega invece la sua fortuna e il suo nome al cinema e a un personaggio, Paul Newman, che nel film Winning del 1969 porta al polso il mitico Rolex crono 6239, da allora ribattezzato semplicemente Paul Newman. Un orologio altamente tecnico, che consente di cronometrare con elevata precisione eventi con durata limitata come una corsa automobilistica; non a caso, sfoggia un’utile scala tachimetrica per la misurazione della velocità. Quel Cosmograph Daytona deve dunque tutto, o quasi, a un divo americano, un po’ come accadde con il Monaco di TAG Heuer con Steve McQueen.

Il Rolex Submariner viene invece presentato a Basilea nel 1954 e già dal nome tradisce la sua vocazione e la sua destinazione ai professionisti delle immersioni. Il suo quadrante nero con lancette e indici orari a elevata leggibilità, lunetta sessagesimale unidirezionale antioraria per misurare con precisione i tempi di immersione e decompressione, il movimento automatico robusto e affidabile ne fanno un compagno inseparabile negli abissi. Poco conta se, con gli anni, diventa inseparabile anche nelle feste esclusive sugli yacht o a bordo piscina.

Fratelli diversi, come abbiamo visto, ma che qualche tratto comune ce l’hanno, al di là della corona che fa bella mostra di sé a ore 12 o sulla chiusura del bracciale depolyante: cassa Oyster, bracciale a elevata resistenza, precisione e affidabilità.

Insomma, al di là delle strumentalizzazioni, un Rolex Submariner o un Rolex Daytona non tradiscono la loro origine e la loro capacità di vestire, con forme e contenuti immutati nel tempo, materiali e tecnologie che sono lo stato dell’arte dell’industria orologiera. Se poi non vedremo un Daytona a bordo pista o un Submariner sott’acqua ma a qualche vernissage, sarà solo l’ennesima conferma della capacità che questi segnatempo hanno di vestire un polso in maniera perfetta in ogni occasione.


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