“Siamo ciò che votiamo”

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo
13 gennaio 2014

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Noi “siamo ciò che votiamo”. Questa frase, sebbene sia solo una rivisitazione del celebre aforisma “siamo ciò che mangiamo”, di Ludwig Feuerbach, esprime al meglio la realtà di questo paese.

Gli italiani in genere hanno la fama di essere sempre pronti a tendere il dito verso il governo e, da ormai 20 anni, di scaricare la colpa di tutti i mali sui politici. Niente di più tristemente vero: la nostra classe dirigente è una delle più incompetenti (quando non è corrotta) mai vista nella storia di questo paese e forse di tutta Europa. Ma in pochi si soffermano a riflettere che i politici che siamo ormai abituati a vedere ogni giorno sui teleschermi sono gli stessi che gli elettori abitualmente votano. Capita spesso di  pensare o sentir dire che sia la politica a rendere i politici disonesti (“sono tutti ladri”, non è forse un’espressione che avete già incontrato?). Niente di più falso, la politica è la più nobile delle arti.

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E allora qual è il momento esatto in cui un politico si trasforma e diventa “ladro”?

Nessuno. I politici non sono altro che la proiezione istituzionale dei cittadini. Il popolo italiano, in questo caso, è quello del “bunga bunga”, di Schettino, e del “non pago le tasse perché tanto non le paga nessuno”, che fa dell’Italia il più grande evasore fiscale d’Europa. Siamo sempre più spesso considerati un popolo “alla buona”, che preferisce delegare ad altri i propri compiti o rimandarli finché non diventano emergenze nazionali. Ma siamo sicuri che la nostra classe politica ci rispecchi alla perfezione? In effetti la legge elettorale non ci viene affatto in soccorso.

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La legge attuale impedisce infatti di esprimere preferenze verso uno specifico candidato. Il che lede irragionevolmente il diritto di scelta dell’elettore, e quindi limita la democrazia individuale che la Costituzione ci garantisce da oltre 50 anni. E dopo otto anni dalla creazione di questa abominevole legge elettorale, che il suo stesso ideatore non si è vergognato di chiamare “una porcata”, finalmente il governo Letta si è deciso a farne una nuova. O quasi.

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La sensazione è comunque che non la si faperché la si vuole, ma perché obbligati: dal versante istituzionale spinge la Corte Costituzionale che ha dichiarato questa legge elettorale (in parte) incostituzionale, dal versante politico c’è Renzi che minaccia la caduta del governo e infine, da quello sociale, c’è il popolo munito di “forconi”, che minaccia di bloccare il Paese. E ora che finalmente tutti sono d’accordo che questa legge elettorale s’ha da fare, sorge un altro, l’ennesimo, problema: quale tipo di legge?

Abbiamo il modello spagnolo (che metterebbe d’accordo FI e PD, ma che trova contrari tutti i partiti medio-piccoli), il modello dei sindaci(fortemente auspicata da Alfano) e infine il “mattarellum rivisitato”(voluto più che altro da vecchi nostalgici di vari partiti). Matteo Renzi, che attorno alla legge elettorale ha programmato l’intera campagna elettorale, minaccia il governo affinché entro fine gennaio ci sia una di queste tre ipotesi , pronta per la lettura alla Camera.
Se sia fattibile o meno realizzare in un mese quello che non si è voluto fare in otto anni, saranno i nostri politici a deciderlo. Ed è proprio questo il vero problema.

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo