Interviste

Silvio Albini: il Re del Cotone

Emanuela Beretta
18 novembre 2014

from left_Andrea, Stefano, Silvio & Fabio Albini (2)

Una storia che nasce nel 1876, quando Zaffiro Borgomanero fonda ad Albino, in Val Seriana, una tessitura con 40 telai e 44 operai. Oggi Silvio Albini, la quinta generazione, conduce il Gruppo Albini che produce tessuti di cotone per camiceria di alta gamma in otto stabilimenti: cinque in Italia e tre all’estero. Silvio Albini è anche Presidente di Milano Unica, il Salone Italiano del Tessile.

L’entrare nell’azienda di famiglia è stata una scelta, perché?
Da quando frequentavo il liceo ho sempre amato l’economia ed entrare in azienda è stata una scelta consapevole, priva di imposizioni. Ultimati gli studi mi sarebbe piaciuto fare anche percorsi lavorativi differenti, ma la brutta esperienza dello zio, che ha coinvolto la mia famiglia, mi ha spinto ad accelerare l’ingresso in azienda.
Nella mia famiglia tutti hanno studiato ingegneria, io che ho studiato economia, ho portato dei risultati interessanti nell’area export e commerciale. 

Cosa la rende maggiormente fiero della sua azienda?
Il Cotonificio Albini ha 138anni, ma la passione e la freschezza sono i tratti dominanti, tipici di un’azienda giovane. Il settore tessile è un forte stimolo: ogni sei mesi dobbiamo ripensare e innovare il prodotto e oggi il cambiamento è fondamentale. Le variabili sono: la creatività, l’innovazione, la qualità, il posizionamento, il servizio al cliente, la struttura commerciale nel mondo, il marketing e la comunicazione.

Come imprenditore, cosa l’ha spinta a diventare presidente di Milano Unica?
Io ho fondato Milano Unica insieme con altri colleghi, quindi la sento nel cuore. Credo che Saloni con grande tradizione ed heritage debbano essere spinti e supportati.

Si parla molto di Made in Europe e Made in Italy. Quale dei due va tutelato?
La tutela del Made in è un diritto del consumatore, europeo, americano o cinese che sia, affinché possa conoscere dove viene creato il prodotto e la sua tracciabilità.

Il Gruppo Albini ha due aziende anche in Egitto. Ha risentito negativamente delle note vicende politiche?
Molto meno di quanto potrebbe sembrare. La nostra tintoria e la tessitura sono in buone condizioni, da un lato per l’ottima qualità del prodotto, dall’altro per l’impegno e la passione dei giovani egiziani che ci lavorano. La struttura è diretta da un giovane ingegnere locale, molto capace e gestita da 300 giovani suddivisi in due stabilimenti.

I vostri tessuti sono stati utilizzati anche per Manon Lescaut in scena a Roma; come è nata questa collaborazione?
Sono un appassionato di lirica. Lo scorso anno abbiamo incontrato Alessandro Lai, scenografo, che cercava dei tessuti Made in Italy per abbinare la manifattura alla cultura del bello nella sua interezza. E’ stato entusiasta dei nostri prodotti, così abbiamo deciso di donare il tessuto con il quale sono poi stati confezionati oltre 200 costumi. Un grande orgoglio per la nostra azienda, una soddisfazione immensa.

Che significato ha la scelta di ospitare Roberto Bolle per il Gala di Milano Unica Cina a Shanghai?
Abbiamo voluto unire due eccellenze e celebrare il Made in Italy presentando i nostri tessuti e un’étoile internazionale come Roberto Bolle. Un progetto straordinario, che persegue un cammino che abbiamo intrapreso da tempo, quello di assimilare l’arte alla nostra arte, quella del tessile. Nello specifico mi auguro sia il primo passo di “un dialogo lungo e prezioso”, come Roberto Bolle lo ha definito.

Quali sono i progetti di Albini per i prossimi 5 anni?
Dopo sette anni di crisi che ci hanno segnato, ma anche stimolato, vorremmo ricominciare a crescere, migliorare la redditività senza una pressione fiscale opprimente, per lavorare con maggiore serenità. Noi, famiglia e collaboratori, ci metteremo ancora più passione, quella passione che è stata la chiave della sopravvivenza in questo periodo tanto difficile.


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