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Volo a vista

Slave to the beauty

staff
28 febbraio 2012

Sono convinta che noi donne siamo spesso le peggiori nemiche di noi stesse.
Reciprocamente spietate, non ci perdoniamo nulla, nemmeno uno scivolone piccolo piccolo, una svista, un momento di distrazione o autoindulgenza.
Le donne intelligenti – e mi piace pensare siano tante… – sanno fare dei sani distinguo; sono razionalmente consapevoli che la bellezza è in primo luogo armonia, che nasce da una combinazione di fattori non riproducibile in laboratorio perché non ne non esiste formula; gli è chiaro il fatto che la bellezza è innanzi tutto individualità.
Eppure ci caschiamo.
Fiera quando vedo il mio corpo reagire a una mistura infernale di dieta e allenamento talebani, mi affliggo inesorabilmente mentre, essendomi permessa di vivere e godere per un po’, nello specchio della palestra, seduta sulla panca a sollevare pesi per tonificare i bicipiti, ho l’impressione di vedere riflesso un Barbapapà.
So che non è così (innanzi tutto perché non sono rosa cipria…), eppure quel che vedo non mi convince.
So anche che dopo una certa età diventa inevitabile scegliere tra il davanti e il di dietro, e che se perdi cellule adipose dal lato B il lato A finirà col somigliare inesorabilmente a un cucciolo di sharpei, senza godere del beneficio dell’effetto tenerezza suscitato dal cagnolino, quindi meglio bilanciare.
Con qualche chilo in più ho addirittura trovato un fidanzato vero, magnifico e amorevole, a cui piaccio parecchio così come come sono (anche se fa tanto Bridget Jones); quando ero secca come una scopetta di saggina non mi si filava nessuno, si sprecavano solo i complimenti delle amiche e le lodi degli amici gay, eppure…
Il fatto è che, anche se come dice la mia amica Paola il mondo è fatto di donne e non di Belen, sono le Belen quelle che invadono sfrontate l’immaginario.
Così, vittime dell’incoerenza, sotto sotto pensiamo che J Lo sia una culona, ma quando sentiamo alla radio che una creatura solare e talentuosa come Adele, che della sua forma burrosa e iper femminile ha fatto una bandiera orgogliosa, pare che dopo avere saccheggiato i Grammy si sia messa a dieta, ci restiamo male.
Lo sappiamo che una donna è bella a prescindere, è bella quando si sente bella, come dimostrano le brasiliane oversize che sfoderano di dietro sublimi e ondeggianti, ombreggiati da minuscoli perizomi che noi europee con solo mezza taglia di troppo non ci sogneremmo mai di indossare; e sono belle come Gisele Bundchen o Raquel Zimmermann, altrettanto compiaciute perché si piacciono e sanno di piacere, e i brasiliani che la sanno lunga se le tengono lì, invece che esportarle sulle passerelle del mondo magro.
Perché non siamo oneste? Perché non ammettiamo una volta per tutte che le modelle Sophie Dahl e Crystal Renn erano tanto più belle quando erano tante di più?
E’ vero che se sei stata una bambina grassa penserai da grassa e nella testa lo resterai forse per sempre, ma se dimagrire ti toglie personalità magari non ne vale poi così la pena.
E già che ci siamo direi che vale altrettanto per rughe e segni del tempo che passa.
Anna Magnani che chiedeva sul set al truccatore di non levarle le rughe che lei ci aveva messo una vita a farsi (Photoshop et similia non li avevano nemmeno immaginati allora, bei tempi…).
I piccoli segni intorno agli occhi di Robin Wright, che le fanno lo sguardo luminoso e vero, e sì, ammetto che nello shooting su Amica di Marzo sfoggia bicipiti seriamente invidiabili, ma non sembra una 40enne che vuole sembrare una 20enne col risultato di restare una 40enne che ha perso il senso del ridicolo.
Ecco, dove sono queste donne qui, mi chiedo, quelle capaci di fare innamorare un uomo partendo dall’anima, e fa niente se la Magnani Rossellini lo ha ceduto alla Bergman e Robin Wright ha perso un cognome (insieme al marito cui apparteneva…)?
Dove sono queste donne che, soprattutto, dovrebbero renderci fiere di essere donne anche noi?
Dove siamo finite noi?

 

Wendy Maxwell

 

Wendy Maxwell (non) esiste, ma ha un punto di vista ironico su quello che succede, mentre vola prende appunti e trova spunti, su cui riflette e sorride aspettando la fine del mondo che, se anche poi non arriva, si va avanti già allenati. Osserva curiosa Milano – la città dove (non) vive, dove tutto potrebbe succedere, ci raccontiamo che sta succedendo e magari non succederà mai. Sbircia tutti i particolari, nessuno escluso, osservandoli dall’alto con distaccata eleganza.