Cinema

Smetto quando voglio – ad Honorem: non smettete mai!

Michela D'Agata
7 dicembre 2017

La banda di ricercatori universitari torna dei cinema con il terzo e ultimo capitolo della saga con Smetto quando voglio – Ad Honorem, diretto da Sydney Sibilia.

Sul finale di Smetto quando voglio – Masterclass abbiamo lasciato la gang di ricercatori dietro le sbarre (di carceri diversi) perché traditi dalla polizia e ingiustamente incolpati della creazione del Sopox, una potentissima droga messa in commercio dal misterioso Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio). Zinni, poco prima dei titoli di coda, ha però un’illuminazione: la formula del Sopox non è nient’altro che la formula del gas nervino. Ecco dove si apre il nuovo film: un anno dopo Zinni, ancora in carcere, cerca di convincere tutti – che lo prendono tra l’altro per pazzo – che qualcuno là fuori è armato di gas nervino e che sta per compiere una strage. Stiamo proprio parlando di Walter Mercurio. Qual è il suo piano? Quale sono le motivazioni che lo spingono a fare ciò? Per scoprirlo la gang di ricercatori, per la nostra gioia riunita tutti a Rebibbia con un escamotage, sarà costretta a collaborare con il loro storico nemico “Er Murena” (Neri Marcorè, il villain del primo film), che li aiuterà inoltre ad evadere dal carcere con un piano mirabolante. Riusciranno a sventare l’attacco e salvare la città?

Siamo giunti al capitolo finale della trilogia, iniziata nel 2014, e abbiamo chiuso “col botto”, nel vero senso della parola: una pellicola perfettamente riuscita, sostenuta da un montaggio pulito e serrato, e dal ritmo a dir poco travolgente.

Il film è meno comico rispetto ai due precedenti, ma oltre ad avere più azione, è anche in qualche modo più umano, soprattutto nello sviluppo del personaggio di Luigi Lo Cascio: un cattivo ben costruito, che alla pari degli altri protagonisti è stato vittima del sistema, ingiusto e non meritocratico, e che ha trovato un modo tutto suo per rifarsi.

Sidney Sibilia riesce nell’ardua impresa di valorizzare tutti i personaggi dando ad ognuno di loro lo stesso spazio davanti alla telecamera: anche nelle scene più complesse, come quella dell’evasione da Rebibbia, tutto è calibrato alla perfezione. Non a caso sono personaggi a cui, nel corso dei tre film, ci siamo affezionati, e seppur non condividendone sempre le azioni, riusciamo a comprendere cosa li spinge a fare quello che fanno.

Una trilogia solida e ambiziosa, capace di innovarsi in ogni singolo capitolo, pensata e studiata in ogni dettaglio e che rappresenta un unicum (speriamo non per molto) nel panorama cinematografico italiano.


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