Arte

Smith e Bodoni alla Brand New Gallery

staff
19 novembre 2011


Per chi intende affrontare la modernità che ci attanaglia mediante riflessioni artistiche maturate da un’intuizione poietica non imbrigliata nella pesantezza dei concetti si apre un’ imperdibile proposta: l’esposizione, aperta al pubblico sino al 22 dicembre presso la milanese Brand New Gallery, dei lavori di due artisti di fama internazionale,
l’americana Shinique Smith e l’ungherese Zsolt Bodoni.
Nella sua prima personale italiana, “To the Oceane of Everyone Else”, il talento di Shinique Smith si manifesta in un’ampia produzione di tele e sculture volte ad operare una critica sociale del problema globale del riuso e riciclo. I complessi riferimenti sociali e culturali, frutto di una conoscenza che spazia dalla storia dell’arte alla vita urbana, si esplicano in richiami inconfondibili ad elementi cardini dell’immaginario collettivo, quali i graffiti e la calligrafia giapponese. Tale approccio, coniugato alla concezione della genesi del dipinto come atto di “frenetica meditazione”, si traduce in una attuale reinterpretazione delle connessioni su cui l’uomo moderno costruisce miti e memorie personali. La consapevolezza che, persino nel mondo del turbocapitalismo moderno, lo scambio di mercato non risponda esclusivamente alle rigide regole del formalismo neoclassico, ma risulti intrinsecamente influenzato dalla storia dell’individuo che agisce sì come homo oeconomicus ma ancor più come homo symbolicus creatore di valori culturali e affettivi, trova egregia espressione nelle opere di Smith, la quale offre una personale interpretazione del consumismo che degli U.S.A. può ragionevolmente dichiararsi figlio.
Uno sguardo più cupo, e per questo a mio avviso più affascinante, sulla realtà a noi contemporanea viene gettato da Zsolt Bodoni nella sua prima personale italiana, “Remastered”.
Le opere di Bodoni analizzano l’uso delle immagini da parte del potere per rinforzare il proprio status.
Le tele sono percorse da simboli archetipici attraverso i quali la tradizione diventa lente efficace con cui interpretare un mondo calato in un caos amorfo dalla folgorazione artistica.
Reinvestigando il soggetto antico ed in particolare le mitologie che aleggiano attorno al nudo femminile ed alla statua equestre, Bodoni esplora l’iconografia tradizionale dell’eroe, della divinità e del crollo della civiltà individuando nessi importanti fra la statuaria antica ed i numi laici del materialismo radicato sul culto della celebrità. I simboli di amore e morte si rincorrono in una visione ciclica delle cose improntata ad un eterno ritorno eracliteo-nietzscheano: Eros e Thanatos sono protagonisti dei lavori di Bodoni così come della psiche umana.
É sulla base di tale interpretazione che lo spettatore si può calare appieno nell’arte di Bodoni e nelle sue tele dove i soggetti oscuri ed inquietanti manifestano appieno il dramma dello sradicamento. Stanze cavernose abitate da cavalli con maschere a gas, macchine da guerra e languidi nudi vengono inseriti in spazi influenzati dalla pittura romantica tedesca e da una destrutturazione degli elementi costitutivi della cartoline del primo Novecento. Un’arte intimamente vissuta questa, sulla base delle dichiarazioni stesse di Bodoni, il quale ha affermato: “Una delle mie
primissime prese di coscienza (…) deriva dal clima di grande aspettativa generale suscitato dal crollo dei regimi dell’Europa dell’Est, che poi invece si è risolto in una profonda delusione per tutti: è stato un fallimento enorme. Come ha detto Baudrillard, l’Est si aspettava un mondo nuovo, incredibile e perfetto: invece l’Ovest ha assorbito il peggio dell’Est e l’Est ha assorbito il peggio dell’Ovest. É questo il caos in cui sono cresciuto (…). Così gradualmente ho preso atto di questa realtà e ho affrontato il fatto che dovevamo accettare di vivere in quel nuovo mondo in tutta la sua irritante imperfezione. Credo che il mio lavoro rispecchi queste esperienze e anche l’ironia amara che si cela dietro di esse”.

 

Luca Siniscalco


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