Cinema

Sognare è Vivere: Natalie Portman debutta alla regia

Michela D'Agata
31 maggio 2017

Natalie Portman approda alla regia, grazie aSognare è vivere“, nei cinema a partire dall’8 giugno, tratto dal romanzo autobiografico dello scrittore israeliano Amos Oz “Una storia d’amore e di tenebra (“A tale of love and darkness”).

Il racconto – un memoir emozionante ed intenso – si snoda attraverso i ricordi d’infanzia di Amos, cresciuto con la sua famiglia a Gerusalemme negli anni in cui la città era ancora sotto protettorato britannico, per concludersi poi nel 1953, dopo il riconoscimento dello stato di Israele, quando Amos ormai sedicenne decide di trasferirsi in un kibbutz.

La vicenda, filtrata attraverso gli occhi del giovane protagonista (Amir Tessler), indaga innanzitutto le dinamiche familiari, giocate tra il padre Arieh (Gilad Kahana), un pragmatico studioso e scrittore in carriera, e la madre Fania (Natalie Portman), donna fragile e sognatrice, relegata al ruolo di casalinga, che per rallegrare le sue monotone giornate inventa storie d’avventura per il figlio.

L’incantata visione del mondo della donna, l’infelice vita matrimoniale, le sue deluse aspettative riguardo il cambiamento politico promesso con l’indipendenza dello Stato di Israele la porteranno a doversi scontrare con la frustrante e noiosa quotidianità e a sprofondare in un grave stato di depressione. L’amore e le attente cure del figlio non saranno in grado di salvarla dai suoi demoni interiori. Ma il vuoto lasciato dalla donna nella vita di Amos sarà il punto di partenza per il suo futuro di scrittore che gli permetterà di dar forma al suo dolore.

L’attrice israeliana naturalizzata statunitense – che del film è anche sceneggiatrice e co-produttrice, oltre che protagonista – compie con “Sognare è vivere” un vero e proprio ritorno alle origini: non solo attraverso l’oggetto della pellicola, ma anche scegliendo di girare il film interamente in lingua ebraica, che lei stessa definisce come un personaggio stesso del film. “La lingua è praticamente un personaggio nel film. Il padre di Amos è il principale canale di veicolazione della lingua, parla dell’etimologia delle parole e di come sono correlate. Mentre lavorano in giardino, spiega come la terra sia connessa all’uomo, al sangue, al silenzio – potrebbe raccontare l’intera storia del film – e la lingua acquisisce una sua fisicità”, ha infatti spiegato la Portman.

È un’opera prima di grande coraggio ed estrema maturità, come quella di chi ha già fatto questo lavoro per anni: la pellicola è solida e ben equilibrata, capace di alternare la cruda realtà a scene oniriche di grande impatto visivo. La stessa interpretazione della Portman è di rara intensità, come le emozioni che il film ci regala.


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