Letteratura

“Sono solo un calzolaio”. Parola di Manolo Blahnik.

Maria Stella Gariboldi
16 settembre 2015

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I suoi pezzi sono protagonisti della storia della moda, hanno fatto capolino sul piccolo e grande schermo e sono il sogno proibito per eccellenza di gran parte della popolazione femminile. Qualcuno lo ricorderà per le Mary Jane Campari, altri per il paio di decolleté blu che Mr Big porge a Carrie a mo’ di anello di fidanzamento: il riferimento è sempre al re dello stiletto, sir Manuel “Manolo” Blahnik.

Il genio un po’ folle che ha fatto della scarpa un oggetto d’arte, dal design originale al tacco scultura, compie 73 anni ma ha ancora l’ironia di smorzare i toni troppo entusiastici sul suo conto: “Io sono solo un calzolaio e faccio solo stupide scarpe”. Stupide scarpe che viaggiano su prezzi di partenza di 700 dollari e che vengono indossate da celebrità, modelle e altri stilisti.

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Con uno spirito del genere non ci si stupisce che dopo quarant’anni di onorata carriera Blahnik non intenda fermarsi. Lo stilista sta infatti per lanciare una linea di scarpe sportive e ha appena ricevuto il prestigioso Couture Council for Artistry of Fashion Award del Fashion Institute of Technology di New York, riconoscimento internazionale assegnato prima di lui a Karl Lagerfeld, Oscar de la Renta e Valentino.

Non pago, Blahnik ha lavorato su un ultimo libro, che dopo la recente uscita negli Stati Uniti arriva anche in Italia per i tipi di Rizzoli. Nelle nostre librerie a partire da giovedì 17 settembgre, Manolo Blahnik: gesti fugaci e ossessioni raccoglie conversazioni tra il maestro e Mary Beard, Professoressa di Lettere di Cambridge, i registi Pedro Almodòvar e Sofia Coppola, il fotografo e giornalista Michael Roberts e l’architetto Rafael Moneo.

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La varietà di interlocutori rispecchia la vastità della cultura, degli interessi e delle fonti di ispirazione di Blahnik. Cinema,  arte pittorica e letteratura si intrecciano in dialoghi densi di referenze che riportano a Visconti e Antonioni, a Goya e a Velàzquez, a Gore Vidal, a Flaubert. Senza dimenticare Diane Vreeland e Anna Wintour, e con l’accompagnamento di un apparato iconografico imponente come in ogni testo di moda che si rispetti.

Più di 250 modelli, tra cui immagini e disegni inediti, arricchiscono il volume e aiutano il lettore a percepire cosa sta dietro le creazioni di una mente brillante della moda contemporanea, capace di entrare nella haute couture così come nel citazionismo e nella cultura pop degli anni ’90.

 


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