Cinema

Sorprese e conferme nella magica notte degli Oscar

Giorgio Raulli
3 marzo 2014

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Anche quest’anno siamo arrivati ad uno dei momenti più importanti nel mondo del cinema: si apre il sipario sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles, svelando la presentatrice di questa 86ª cerimonia degli Academy Awards, Ellen DeGeneres. Come vuole la tradizione americana, s’inizia con un lungo monologo comico, durante il quale l’attrice e presentatrice Ellen sfoggia tutte le sue doti d’intrattenitrice irriverente.

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Ma le assegnazioni dei premi non tardano molto: sul palcoscenico arriva Anne Hathaway per proclamare il Miglior attore non protagonista; l’Oscar va alla difficile interpretazione di Jared Leto per Dallas Buyers Club. Dopo Jim Carrey, il cantante Pharrell sale sul palco per cantare la sua “Happy”, candidata come Miglior Canzone.

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Dopo la performance musicale, si prosegue con l’assegnazione delle statuette: Catherine Martin vince l’Oscar Miglior costumi per Il Grande Gatsby; Adruitha Lee e Robin Mathews si aggiudicano invece il premio per il Miglior trucco e acconciatura nel film Dallas Buyers Club. Siamo già nel mondo dell’animazione, quando una “tirata” Kim Novak e Matthew McConaughey consegnano l’Academy Award ai due registi del Miglior cortometraggio d’animazione, Mr. Hublot, e ai registi di Frozen per il Miglior film d’animazione. È poi il momento della bella coppia Gordon-Levitt/Emma Watson per presentare il vincitore nella categoria Migliori effetti speciali: come era prevedibile, la statuetta va ai bravi tecnici di Gravity.

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L’atmosfera si fa più seria, perché Kate Hudson e Jason Sudeikis premiano il Miglior cortometraggio documentario, The Lady in Number 6: Music Saved My Life, film sulla toccante storia Alice Herz-Sommer, la pianista scomparsa recentemente (all’età di 110 anni) che era sopravvissuta all’Olocausto. Bradley Cooper invece consegna la statuetta per il Miglior documentario a 20 Feet from Stardom (regia di Morgan Neville). Miglior cortometraggio è invece la pellicola danese Helium.

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Kevin Spacey annuncia gli Oscar Alla Carriera per Steve Martin, Angela Lansbury e Piero Tosi (il grande costumista italiano che ha curato grandi film come Il Gattopardo, La Caduta degli Dei, La traviata, solo per citarne alcuni), ed anche il Premio Umanitario Jean Hersholt che va ad Angelina Jolie, notissima per i suoi impegni di carità.

86th Annual Academy Awards - Show

Ecco arrivare il momento tanto atteso da noi italiani: Ewan McGregor e Viola Davis sono sul palco per annunciare che il Miglior film straniero è La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino. Il regista napoletano, che ritira il premio insieme all’attore Toni Servillo, ringrazia emozionato attori e produttori, la sua famiglia, ma anche i Talking Heads, Martin Scorsese e Maradona.

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Brad Pitt presenta il prossimo numero musicale, lasciando i riflettori puntati sugli U2 che cantano il brano “Ordinary Love”, omaggiando sul finale Nelson Mandela (la canzone è infatti tratta dal film Mandela: Long Walk to Freedom). Dopo il break pubblicitario, Gravity si aggiudica i premi per il Miglior sonoro e Miglior Montaggio sonoro, consegnati da Chris Hemsworth e Charlize Theron; Amy Adams e Bill Murray invece proclamano Emmanuel Lubezki e Alfonso Cuarón vincitori, rispettivamente, per la Miglior fotografia e il Miglior montaggio – entrambi per Gravity.

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Christoph Waltz premia inaspettatamente la giovane Lupita Nyong’o come Miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione in 12 anni schiavo.

Whoopi Goldberg introduce poi un bel tributo a Il Mago di Oz e a Judy Garland per i 75 anni dello storico musical della Metro Goldwyn Mayer: sulla scena entra Pink che canta “Somewhere Over The Rainbow”. Grandi applausi la congedano e accolgono Ellen che, mascherata da Strega Buona di Oz, introduce Jennifer Garner e Benedict Cumberbatch: a loro il compito di premiare Catherine Martin e Beverley Dunn per la Miglior scenografia ne Il Grande Gatsby.

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Glenn Close prepara il pubblico al classico tributo In Memoriam per i molti artisti scomparsi quest’anno, come James Gandolfini, Peter O’Toole, Richard Griffiths, Shirley Temple, Paul Walker, Philip Seymour Hoffman e molti altri… Bette Midler li omaggia ulteriormente cantando “Wind Beneath My Wings”. L’atmosfera si fa più leggera: Jamie Foxx e Jessica Biel consegnano l’Oscar per la Miglior colonna sonora a Steven Price per Gravity, e  quello per la Miglior canzone a “Let It Go” (da Frozen), cantata poco prima da Idina Menzel.

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Ci avviciniamo alle assegnazioni dei premi principali, ma prima tocca a Penélope Cruz e Robert DeNiro che assegnano al regista Spike Jonze la Miglior sceneggiatura originale per Lei, mentre il premio per la Miglior sceneggiatura non originale va a 12 anni schiavo. Angelina Jolie e Sidney Poitier proclamano Alfonzo Cuaròn Miglior regista per Gravity, mentre Daniel Day-Lewis consegna il meritatissimo Oscar alla Miglior attrice protagonista a Cate Blanchett per la sua Blue Jasmine; emozionatissima, ringrazia tutti e si complimenta con le sue colleghe che concorrevano alla statuetta.

Jennifer Lawrence presenta il premio per il Miglior attore protagonista: è Matthew McConaughey a trionfare, lasciando il povero Leonardo DiCaprio a bocca asciutta per l’ennesima volta. Siamo alla fine: Will Smith introduce tutte le pellicole candidate a Miglior film, ed il verdetto premia 12 anni schiavo. Vittoria un po’ scontata, che però passa in secondo piano grazie agli accorati ringraziamenti di Steve McQueen, insieme al cast e a tutto il suo gruppo di lavoro.

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Si chiude qui questa 86ª cerimonia, che non ha certo brillato per ritmo e vivacità e dove, nonostante la simpatia di Ellen DeGeneres, i momenti memorabili sono stati pochissimi, per non dire assenti. Anche nelle premiazioni tutto si è svolto piuttosto prevedibilmente, caricando Gravity di premi (7 su 10 nominations) e facendo trionfare il film sullo schiavismo 12 anni schiavo di Steve McQueen. Pellicole come The Wolf of Wall Street, Nebraska, American Hustle o come Captain Phillips sono state – forse ingiustamente – completamente ignorate dalle giurie dell’Academy. Ma una soddisfazione c’è, ed è per Sorrentino e La Grande Bellezza.

Giorgio Raulli


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