Per il mondo con Ginevra

SOS: Loisaba lion mission

Ginevra Rossini
27 febbraio 2012

Quando l’Africa diventa una passione autentica, un amore concreto, è praticamente impossibile accontentarsi delle esperienze più convenzionali e “comodiste”. Un rilassante soggiorno in un tipico lodge in una delle tante riserve africane è meraviglioso, ovvio. Ma se questa terra selvaggia è riuscita ad affascinarti, a catturati nella maniera più profonda, allora certe cose non bastano più: desideri conoscere, capire, ma soprattutto aiutare.
E’ per questo che ho deciso di impegnarmi in prima persona e di contribuire, pur nel mio piccolo, con diverse associazioni che si occupano dei numerosi problemi che affliggono questo Paese.
Tra le varie popolazioni che vivono in Kenya, i Samburu occupano i territori delle riserve in cui fiorisce il turismo dei fotosafari. Questa tribù seminomade ha un’economia poverissima, basata essenzialmente sull’allevamento ristretto di zebù, pecore, capre e cammelli.
Capita che nelle grandi distese della savana, popolate non solo da zebre, giraffe, antilopi e bufali, ma anche dai grandi predatori, quali leopardi, iene, sciacalli e leoni, il bestiame dei Samburu venga spesso attaccato. Dal momento che per questo popolo la pastorizia è la principale fonte di sostentamento, i leoni vengono considerati come delle fonti di terribile minaccia; e negli ultimi anni i Samburu hanno deciso di adottare una tecnica “artigianale” per eliminarli: riempiono la carcassa di un animale di un potente diserbante, che costa solo pochi centesimi di dollaro al chilo, e con essa sono in grado di sterminare un intero branco di leoni.
I leoni sono una specie preziosa, che va salvaguardata, ma indubbiamente anche le popolazioni locali hanno il diritto di potersi difendere e di continuare a lottare per la sopravvivenza delle proprie famiglie e del proprio stile di vita. E’ a seguito di questi gravi avvenimenti che ho sentito la necessità di rendermi utile, aiutando diverse associazioni che si rivolgono alle tribù keniote per “educarle” al rispetto dei predatori. In particolare, insegnano loro come essere rimborsate per le perdite di bestiame subite e monitorizzano gli spostamenti dei leoni applicando dei radiocollari GPS a uno dei membri del branco. Il loro acquisto, come potrete immaginare, è piuttosto costoso e richiede la presenza di numerosi volontari per l’installazione.
Lo scorso anno, nella riserva di Loisaba, in Kenya, ho partecipato ad una di queste speciali “missioni”. Accompagnati da una troupe cinematografica della Rai, da un gruppo di volontari della AIEA (Associazione Italiana Esperti d’Africa) e da un’équipe di veterinari, abbiamo seguito per giorni un branco di leoni e, dopo lunghi appostamenti, abbiamo individuato il soggetto adatto alla nostra impresa. Si trattava della la femmina alfa del gruppo – soprannominata Nala – , una giovane e robusta leonessa di oltre duecento chili: a fatica quattro uomini adulti sono riusciti a sollevarla!
Appena prima del tramonto il dardo narcotizzante per Nala è stato sparato. La tensione era palpabile: gli altri membri del branco circondavano la loro compagna ed era molto difficile poterla avvicinare. Quando finalmente ci siamo riusciti, protetti dalle guardie armate del parco, ho potuto assistere i veterinari nelle procedure necessarie per il censimento della leonessa. Infine, per ultimo, le è stato allacciato il collare GPS. Solo dopo aver atteso che l’antidoto al narcotico facesse effetto e che Nala si riunisse ai suoi compagni, abbiamo fatto ritorno al campo.
E’ stata un’esperienza emozionante: l’ansia ed il timore iniziale si sono ben presto trasformati in autentica gioia, orgoglio, appagamento per la consapevolezza di aver dato un contributo concreto. Il GPS di Nala permetterà ora ai ranger locali di gestire gli spostamenti del branco, e di garantire una coabitazione serena tra leoni e Samburu.

 

Ginevra Rossini