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Sostenibilità: presente e futuro delle imprese di oggi

staff
15 luglio 2011


L’attenzione che la letteratura e le aziende riservano al tema della sostenibilità è sempre più rilevante. Tuttavia, parlare di sostenibilità può risultare vago e spesso, nella cultura comune, viene rimandato alla sola dimensione ambientale. Cosa significa essere sostenibili? Dunque, l’essere sostenibile si articola in tre dimensioni, complementari e necessarie: ambientale, sociale ed economica. Parlare di sostenibilità, dunque, significa raggruppare e coordinare una serie di tematiche che ruotano attorno a tre concetti principali: responsabilità sociale, tutela dell’ambiente e sviluppo economico.
Qual è il ruolo delle imprese nell’ambito del processo di sviluppo sostenibile e quali le scelte strategiche e gli strumenti da impiegare? L’impresa ha indubbiamente un ruolo di agente fondamentale nel processo di creazione di valori e le spetta una parte del compito di edificare una società sostenibile.
Nel perseguire l’obiettivo dello sviluppo sostenibile, il primo contributo che può essere recato dalle imprese è costituito dal miglioramento della qualità e dell’efficienza delle proprie attività. Per le imprese il concetto chiave è che la sostenibilità può essere una fonte di guadagno. Come lo sviluppo industriale, che si è manifestato fra il finire del diciannovesimo secolo ed i primi tre quarti del ventesimo, ha vinto la sfida del soddisfacimento dei bisogni fondamentali, lo sviluppo prossimo dovrà vincere la sfida del nostro tempo, ossia quella posta dai tre divari fondamentali che affliggono in nostro Pianeta: il divario ecologico, di qualità della vita e quello sociale.
L’impresa sostenibile deve, quindi, investire nello sviluppo di processi produttivi ispirati a maggiore efficienza di materiali, ergonomia, efficienza energetica, riciclo; nella riduzione delle varie forme di inquinamento interne ed esterne agli impianti ed agli insediamenti produttivi, amministrativi, di servizio e nello sviluppo di forme di marketing della sostenibilità con servizi innovativi. Nel futuro, infatti, le aziende saranno costrette ad impegnare una quota di profitto non insignificante per dar vita ad iniziative valide e coerenti con la loro vision e l’ambiente in cui operano, al fine di creare una reputazione solida. Questo è possibile studiando e realizzando prodotti migliori, aiutando le comunità residenti nei territori in cui avviene la produzione, soprattutto nel Terzo Mondo, stabilendo partnership con ONG. In sostanza le aziende devono entrare a far parte della società in modo propositivo. Questo è il vero essere sostenibile: scoprire che parte del profitto può essere ridistribuito senza minare lo sviluppo dell’impresa ma, al contrario, arricchirlo di valori che ne accresceranno la reputazione di impresa seria, trasparente, sostenibile; in linea con i valori di cui il consumatore di oggi è alla ricerca. Naturalmente perché si generi un reale vantaggio competitivo è necessario che le politiche sostenibili intraprese dall’azienda vengano divulgate: la comunicazione assume quindi un ruolo centrale in quanto vettore delle relazioni tra i molteplici e vari pubblici di riferimento dell’impresa, la modalità attraverso la quale si attiva e si compie il processo di continuo e reciproco adattamento tra impresa e mercato e, perciò, di generazione di valore per l’impresa.
Il ruolo della comunicazione in azienda coincide sempre più con l’impegno di armonizzare la dimensione economica della sostenibilità con quella ambientale e sociale, oltre, dunque, la sola cura dell’immagine istituzionale dell’azienda, verso una diffusione dialogica di valori e reputazione.
Se nel definire l’attuale modello economico usassimo questi nuovi parametri di sostenibilità, allora potremmo parlare anche di un nuovo paradigma sostenibile di mercato: il quarto settore, ossia sostenibilità e green economy. L’essere sostenibile non è quindi “filantropia aziendale” ma è un modo d’essere autonomo delle imprese, in primis dei vertici aziendali, che decidono di soddisfare, mediante lo svolgimento delle proprie attività, le legittime e mutevoli attese ambientali, sociali ed economiche dei vari stakeholder, interni ed esterni. Le grandi trasformazioni degli ultimi decenni hanno reso questo cambiamento un imperativo per le aziende che vogliono continuare ad essere competitive sul mercato perché hanno allargato gli ambiti di responsabilità delle imprese di cui esse stesse devono rendere conto. Pensiamo, ad esempio, alle sempre crescenti attese di sicurezza sul lavoro, all’impatto dei processi produttivi sull’ecosistema, alla trasparenza nei messaggi pubblicitari, alla necessità di tutelare le pari opportunità: questo segnala la forte attenzione dei consumatori verso scelte sostenibili.
L’essere sostenibile, dunque, non è moda, è un vero e proprio comportamento, dal quale il top management non può prescindere non solo per ragioni morali, ma anche nell’intento di assicurare all’impresa sopravvivenza e sviluppo.

 

Elisa Santonastaso


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