Spagna al voto, Popolari favoritissimi

staff
20 novembre 2011


Appello del candidato socialista alla guida del governo di Madrid, Alfredo Perez Rubalcaba, che ha esortato gli spagnoli a presentarsi in massa alle urne, perché il paese si trova ad uno “storico crocevia”. Dopo aver votato a Majadahonda, vicino Madrid, Rubalcaba ha sottolineato che in queste elezioni legislative il voto dei suoi connazionali “è più importante che mai”. I cittadini spagnoli, ha aggiunto, determineranno oggi le decisioni che verranno adottate nei prossimi quattro anni, che sono “molto importanti per il futuro della Spagna”.
Questa mattina alle 9 (ora locale) si sono aperti i seggi in Spagna per le elezioni generali anticipate: 36 milioni di aventi diritto sono chiamati alle urne fino a stasera alle 20. Dopo aver perso due volte contro il socialista Josè Luis Rodriguez Zapatero, il 56enne leader dei Popolari (PP), Mariano Rajoy, si avvia ora a una vittoria schiacciante contro l’avversario del Psoe, Rubalcaba, 60enne ex ministro dell’Interno di Zapatero che lo ha indicato quando ha deciso di non candidarsi per un terzo mandato. E’ quanto emerge da tempo dai sondaggi sulle intenzioni di voto e stando, all’ultima rilevazione del quotidiano ‘El Mundo’, i Popolari potrebbero arrivare al 47,6% dei voti, contro il 29,8% dei Socialisti.
Nella giornata di “riflessione” e di silenzio dei partiti prima delle elezioni anticipate gli indignati sono tornati in piazza a Madrid con cartelli che esortano a disertare le urne con la scritta: “Né bianche, né nulle, la soluzione è l’astensione. Non li votate”.
Stando ai media locali, la piazza di Puerta del Sol della capitale è tornata a essere quella di prima delle amministrative di maggio. Stesso scenario a Barcellona, dove gli indignati sono tornati nella piazza Catalunya, nonostante il divieto di accampamento emesso dal sindaco Xavier Trias.
Tornando al voto l’unica questione ancora aperta sembra essere in che modo il PP intenda sostenere e stimolare l’economia, dopo una campagna elettorale vaga che è apparsa come la richiesta di un assegno in bianco per Rajoy. Gli anni dello ‘Zapaterismo’ sono stati segnati da riforme sociali, come matrimoni gay, divorzio veloce, più facile accesso all’aborto e una forte promozione dei diritti delle donne. E per la prima volta è stato affrontato apertamente il tema sensibile della dittatura di Francisco Franco, di cui ricorre il 36esimo anniversario della morte proprio domenica prossima, adottando misure per il riconoscimento dei torti subiti dalle sue vittime.
Le riforme di Zapatero gli sono valse aspre critiche da parte della Chiesa cattolica, ma in generale hanno dato alla Spagna un’immagine di paese moderno e progressista. Il secondo mandato del primo ministro socialista è stato però segnato dalla crisi finanziaria globale che ha messo a terra il settore chiave delle costruzioni in Spagna e ha fatto salire il tasso di disoccupazione, arrivato ora al 22%.
Il pantano della situazione economica spagnola ha facilitato la campagna elettorale dell’opposizione; i conservatori non hanno risparmiato critiche al governo, senza dire esattamente cosa avrebbero fatto di diverso. Il programma dei Popolari punta alla creazione di posti di lavoro attraverso agevolazioni fiscali per le imprese e alle privatizzazioni, soprattutto nel settore dei trasporti. Ma rimane vago sui tagli futuri alla spesa o sulle leggi sul lavoro, nel tentativo di non spaventare l’elettorato potenziale, dicono gli analisti.
Rubalcaba, dal canto suo, ha lottato contro la minaccia di una bassa affluenza alle urne tra gli elettori di sinistra delusi dalla gestione della crisi di Zapatero. E ha agitato lo spettro di un “ritorno della destra” pronta a spazzar via lo stato sociale, cercando anche il sostegno degli indignati. Come ministro dell’Interno, il suo più grande successo è stata la linea dura contro l’Eta che ha annunciato lo scorso ottobre la fine definitiva della lotta armata che ha fatto circa 850 vittime in 43 anni. Dal 2009 i separatisti baschi dell’Eta si erano astenuti da attacchi significativi e avevano dichiarato un cessate il fuoco nel settembre 2010; questo ha reso meno spettacolare l’impatto del loro annuncio del mese scorso.
A un primo colpo d’occhio, c’è una vaga somiglianza tra i due principali candidati premier. Entrambi sono veterani della politica, hanno tutti e due la barba grigia e tanta esperienza, ma poco carisma. Sono stati ambedue vice primo ministro e ministro dell’Interno (Rajoy nel governo di Aznar tra il 1996 e il 2004 e Rubalcaba con l’uscente premier Zapatero). Fumano il sigaro, tifano Real Madrid e hanno affrontato dure sfide, come la lotta ai separatisti baschi dell’Eta. I loro critici più giovani li considerano uomini del passato e sostengono che ci sono poche differenze ideologiche tra i loro rispettivi partiti. Così in campagna elettorale Rubalcaba ha tentato di differenziarsi, mostrando un’immagine più progressista.
Figlio di un giudice della Galizia, Rajoy ha studiato legge e ha iniziato la sua carriera politica nel 1981, diventando il leader dei Popolari nel 2004. Rubalcaba è nato in Cantabria, è diventato docente di chimica organica all’Università Complutense di Madrid per iniziare la sua carriera politica con il primo ministro Felipe Gonzalez (1982-1996) che lo ha nominato ministro dell’Istruzione e portavoce del governo. Chi lo critica vede Rubalcaba come un politico astuto e machiavellico, mentre Rajoy è accusato di rinviare sempre ogni decisione. Il primo sarebbe un tipo spartano che dorme solo quattro ore per notte, mentre il secondo un amante della buona tavola che necessita di un buon sonno ristoratore. Ambedue ammogliati, infine, soltanto Rajoy ha avuto figli, due maschi che si chiamano Mariano e Juan.

 

Fonte: ADNKronos