Cinema

Specchio delle mie brame…

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13 aprile 2012

Tarsem Singh, regista indiano figlio della tv commerciale, famoso per film come “The Cell – la cellula” e “The Fall”, si cimenta con la fiaba più famosa e antica che ci sia, “Biancaneve”. Stavolta però il mix tra fantasia e realtà (o attualità, se volgiamo) trova grande spazio nella dura crisi finanziaria che il regno sta attraversando: la regina (Julia Roberts) ha raggiunto la bancarotta, e dopo aver tassato il popolo fino all’ultimo centesimo, decide di sposare il principe Alcott (Armie Hammer) per risolvere la sua situazione critica.
Il primo impatto visivo è di grande effetto: il regista è chiaramente innamorato dei paesaggi spettacolari e delle architetture, come pure dei costumi della designer giapponese Eiko Ishioka (scomparsa a gennaio) che dominano in tutti i suoi film. Anche le scenografie sono sontuose, un piacere per gli occhi. Valore aggiunto è dato dal lavoro del compositore disneyano Alan Menken, che anima elegantemente le atmosfere con una musica vivace.
Il film di Singh si inserisce poi perfettamente in un evidente periodo di grande attenzione dedicata al genere. Mai come in questo momento le fiabe hanno un grande successo cine-televisivo: solo degli esempi sono la serie della ABC “C’era una volta” e “Grimm” della NBC, per non parlare del prossimo “Biancaneve e il cacciatore”. Forse per insegnare ai bambini a non essere vanitosi o a non aprire la porta agli sconosciuti, il film di Singh cerca di coinvolgere sia piccoli che adulti, ma evidentemente esagera nel suo tentativo di correre in ogni direzione. I dialoghi mancano di sufficiente energia, mentre la storia si muove ad un ritmo quasi maestoso. Le battute verbali sono troppo complesse per i bambini e le gag assurde troppo distraenti per gli adulti.
I personaggi più riusciti sono i sette nani, che qui non sono minatori, ma una allegra banda di ladri; la Biancaneve Lily Collins (figlia di Phil Collins) si presenta come Audrey Hepburn, dolce e innocente, ma Julia Roberts le ruba la scena nei panni dell’imperiosa e autoritaria regina: lei non chiede mai allo specchio chi è la più bella del reame, per non dover mai sentirsi rispondere l’inevitabile verità.
Resta evidente il grande sforzo che sorregge il look del film – dagli abiti stravaganti della regina al paesaggio magico del regno – facendo di  “Biancaneve” un film godibile ed esteticamente affascinante; eppure bisogna ammettere che il film non differisce di molto da tutte le rappresentazioni precedenti di questa fiaba intramontabile.

 

Giorgio Raulli


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