Letteratura

Speciale Emirati Arabi: futurismi e tradizione sulla scia del petrolio

staff
11 novembre 2012

Descrivere la storia culturale di un popolo non è mai facile. La prova diventa ancor più ardua se parliamo di un mondo a un tempo così contraddittorio e affascinante come quello degli Emirati Arabi Uniti. Una nazione non antichissima, ma che affonda le sue radici culturali nella millenaria storia mediorientale. Tuttavia, affrontando temi e forme della letteratura contemporanea, ci troviamo di fronte all’incontro-scontro tra una società permeata da una forte mentalità maschilista e la necessaria ricerca di un orizzonte culturale nuovo, capace di allinearsi all’occidentalizzazione che ha invaso ogni settore del Paese. Ma gli Emirati Arabi si caratterizzano anche come fenomeno in continua evoluzione, da studiare e interpretare sotto tutti gli aspetti: economico, politico, sociale e architettonico.

“Nell’harem” di Denise Zintgraff ed Emina Cevro Vukotic è una storia che vede come protagonista la stessa Zintgraff. E’ un viaggio, tra i tanti affrontati dall’autrice, che si tinge di nuovi colori, dal momento che lei vivrà per due anni in un harem – emblematico, dunque, il sottotitolo: “Milledue notti in un palazzo reale saudita: una donna europea racconta”. Lo stupore, l’incanto che nascono dall’incontro con luoghi che evocano tradizioni e costumi che sembravano acquisire una loro dimensione solo nelle fiabe.  Ma è anche il racconto della contraddizione: il lusso e la suggestione di questi luoghi sono minati dalla realtà di una concezione della donna spaventosamente tradizionalista e arretrata. da un punto di vista privilegiato, la Zintgraff apre una finestra su un mondo che ai nostri occhi può apparire arretrato e per certi aspetti criptico, ma ci accompagna in un viaggio per iniziare il Viaggio.

Ma il mondo degli Emirati sembra attraversare un momento di parziale crescita socio-culturale e, anche se lentamente, sembra dirigersi verso una nuova, timidissima apertura all’emancipazione femminile. Capita così, di trovarsi di fronte a manifestazioni letterarie che stanno alla base di un nuovo bisogno di libertà. È il caso de “Il canto perduto” di Laila Al-Giuhni, scrittrice saudita che si è aggiudicata, proprio con questa opera, il premio dell’emirato di Sharjah per il miglior romanzo femminile. È un testo per certi aspetti “rivoluzionario”, dove entrano, senza censura, alcuni temi tabù (soprattutto se hanno voce di donna), come l’aborto, il sesso e l’amore adultero. La Al-Giuhni stila un manifesto di protesta contro la mentalità maschilista del suo Paese. Un romanzo complesso e dai toni forti, che ci riporta alla contraddizione figlia anche della complessità di questa parte del pianeta: la donna che vive una situazione, per certi aspetti, al limite dei diritti umani globalmente riconosciuti, riesce – proprio esplicitando il suo stato di oppressione – a ricevere elogi e premi. Non sapremo mai se si tratta di ipocrisia o piuttosto, della reale revisione dei codici etici e morali della società musulmana.

Della produzione letteraria degli Emirati in Europa si sa molto poco, gli studi e le ricerche sulla tradizione di questo Paese sono molto scarne; tuttavia negli ultimi decenni (dalla scoperta del petrolio, 1971), il miglioramento delle condizioni economiche, ha dato vita ad un nuovo fermento culturale che ha visto l’evoluzione delle forme e il progressivo avvicinamento alla cultura occidentale e, cosa molto più importante, la capacità da parte dei nuovi artefici della storia araba di rielaborare questi fenomeni e adattarli alla propria ottica culturale. In “Perle degli Emirati”, le curatrici del volume, Maria Avino e Isabella Camera D’Afflitto, propongono al lettore una raccolta di racconti a più voci capaci di iniziarci ad un panorama letterario interessante e ricco di suggestioni, purtroppo ancora sconosciuto ai più.

Il viaggio in terre magiche, ricche di storia e fascino, non può fermarsi solo alle humanae litterae, ma andare oltre, scavare nella storia, tracciare un sentiero che vada dalle origini fino ai giorni nostri, con uno sguardo ampio che può essere fondamentale per esaudire tutte le nostre curiosità nei confronti di questi luoghi. A tal proposito risulta utile il libro di Maurizio Levi e Carla Piazza “Oman – Emirati arabi: medioriente in armonia fra tradizione e futuro”, un’opera che ci avvicina a quel territorio vastissimo che comprende tutto il medioriente, una guida per chi volesse immergersi nel mondo arabo e conoscerne gli aspetti fisici, oltre che politici e sociali.

Il percorso tracciato da Maurizio Levi, ci porta ad aprire un nuovo capitolo del nostro viaggio nel territorio arabo. Si è, fino a questo momento, discusso degli aspetti sociali e culturali degli Emirati, ma trovandosi faccia a faccia con questo Stato, non si può fare a meno di sottolinearne l’impressionante crescita economica e, dunque, analizzarne gli stravolgimenti economici e politici che lo stanno attraversando. Le imponenti risorse petrolifere hanno trasformato gli Emirati in una vera e propria superpotenza economica. Lo sfarzo, il lusso, la “rassicurante” occidentalizzazione di una parte del Paese, fa a pugni con l’altra faccia, quella degli immigrati sfruttati, della povertà, degli ultimi che stanno a guardare la città che sale, esclusi da ogni riscatto sociale. Questo è ciò che racconta, “in presa diretta” l’ottima penna di Walter Siti ne “Il canto del diavolo”, una storia affascinate e vera, che offre importantissimi spunti di riflessione per il lettore, cittadino del mondo. Questo mondo.

Chiudiamo questo speciale seguendo la scia e l’odore del petrolio che ha portato con sé speranza, disperazione, avidità, ma anche – nel bene e nel male – innovazione. Come abbiamo visto molti aspetti della cultura araba, hanno tratto linfa vitale proprio dagli stravolgimenti politici ed economici degli ultimi decenni. Un processo evolutivo che coinvolge anche l’architettura, tanto da far diventare gli Emirati, un vero e proprio centro di sperimentazione: le tecnologie più avanzate al servizio di opere faraoniche danno vita ad impressionanti prodotti futuristici, prodotti di una cultura sempre più volta alla spettacolarizzazione. Questo processo è illustrato con cura dal libro di Laura Daglio e Oscar Eugenio Bellini “Le nuove frontiere dell’architettura moderna: gli Emirati Arabi Uniti tra utopia e realtà”, una raccolta di immagini accompagnate dai commenti degli autori che spiegano, attraverso le fotografie, l’importanza assunta dagli Emirati in questo settore.

Alessandro Giuliano

“Nell’harem” di Denise Zintgraff, Emina Cevro Vukovic, Sonzogno, pp.235.
“Il canto perduto” di Laila Al Gihuni, Illisso, traduzione di F. Addabbo, pp. 91.
“Perle degli Emirati” a cura di Maria Avino e Isabella Camera D’Afflitto, Jouvenance, pp.148.
“Oman – Emirati Arabi: Medioriente in armonia fra tradizione e futuro” di Maurizio Levi e Carla Piazza, Polaris, pp. 368.
“Il canto del diavolo” di Walter Siti, Rizzoli, pp.197.
“Le nuove frontiere dell’architettura moderna: gli Emirati Arabi Uniti tra utopia e realtà” di Laura Daglio e Oscar Eugenio Bellini, White Star, pp.304.


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