Letteratura

Speciale Giubileo: Letture reali

staff
3 giugno 2012

C’è chi non esita a definirla “la Regina dei record”, e in effetti Elisabetta II di Windsor può ben vantare qualche primato. Non parliamo solo della sua veneranda età, o dei suoi numerosi viaggi per il mondo: i sessant’anni di regno festeggiati nella celebrazione del Diamond Jubilee marcano un traguardo che finora solo la Regina Vittoria aveva superato. Emblema di compostezza formale e di aderenza al protocollo, figura simbolo del Regno Unito dagli anni Cinquanta al Duemila, ritratto di un Paese e insieme icona pop, Elisabetta II ha forse raggiunto il suo successo più importante nel riuscire a non impoverire la sua immagine.
Dal cinema alle pagine patinate delle riviste: la presenza reale non manca di frequentare ogni campo della comunicazione e delle arti. La letteratura non è da meno e tra racconti veridici, romanzi e ritratti satirici, contribuisce a tratteggiare i tanti volti di una sovrana al vertice della sua popolarità.

 

Iniziamo dalle basi, dalla storia della sua vita. Spesso adombrata dall’immagine ingombrante che la ritrae – nel migliore dei casi – come una vegliarda testa coronata in tailleur e cappellini azzardati, Elisabetta II di Windsor nasconde nella sua lunga e ricca esistenza molti eventi e dettagli che, per distrazione di cronaca o con la compiacenza della stessa famiglia reale, non sono certamente di pubblico dominio. Una delle biografie più quotate si deve a Richard Newbury: storico, suddito di Sua Maestà e grande conoscitore della monarchia britannica, traccia con cura in “Elisabetta II” un profilo storico e personale della sovrana. Dalla nascita al periodo bellico vissuto tra Buckingham Palace e gli impegni di ragazza inglese; dall’incoronazione del 1952, alla nascita dei figli, alla tragedia di Lady Diana. Senza tralasciare scandali, pettegolezzi e la proverbiale passione di Elizabeth per le corse di cavalli.

 

E per passare dai fatti alla fiction, nessuno meglio di Alan Bennett avrebbe saputo raccontare una storia divertente, leggera e pungente che vede per protagonista niente meno che Queen Elizabeth.
Autore di “Nudi e crudi”, “Gli studenti di storia”, fino al più recente “Due storie sporche”, il maestro dello humour britannico ci regala con “La sovrana lettrice” (2007) un romanzo che è insieme dichiarazione d’amore per la lettura e buffa parodia del protocollo monarchico. All’alba degli ottant’anni, la Regina scopre improvvisamente la lettura. Una passione che la consuma, spingendola ad escogitare comici stratagemmi per restare in compagnia dei suoi libri anche durante gli impegni ufficiali, tra lo sgomento della corte che scambia la sua nuova ossessione per un sintomo di demenza senile. Lo stile di Bennett è inconfondibile: lo si avverte nella brevità del romanzo, che scorre veloce e piacevole lasciando al lettore un sentore da assaporare lentamente; nella capacità fuori dal comune di essere al tempo stesso ironico e critico, ma mai polemico e inutilmente pedante.

 

Non sono ancora giunti in Italia e già fanno parlare di sé “Gin O’clock” e “The Queen Mother”. Il secondo, in particolare, pur concentrandosi sulla figura della Regina Madre, sconvolge il pubblico britannico proprio nell’anno del Giubileo sollevando una nube di chiacchiere e critiche per le informazioni riguardanti l’attuale sovrana. L’autrice Colin Campbell, dopo aver già attirato su di sé gli odi monarchici per la pubblicazione della controversa biografia “Diana in Private”, racconta nella sua ultima fatica che l’attuale Regina Elisabetta, insieme alla sorella Margaret, sarebbe stata concepita ricorrendo all’inseminazione artificiale, a causa della scarsa attrazione di sua madre per Re Giorgio VI. Un racconto che, immaginiamo, avrà successo solo negli ambienti aristocratici e nei circoli reali da cui Lady Campbell ha tratto informazioni per la sua biografia – di certo non tra gli storici ed esperti della dinastia reale.  E forse non sarà difficile capire per quale motivo questa “untold story” non sia mai raccontata prima d’ora.
Buffa e irriverente, infine, “ Gin O’clok”, l’autobiografia – fittizia – di Elizabeth Windsor, tutta sul metro dei 120 caratteri. Il “vero” nome dell’autrice è Queen_uk,  regna sullo stato di Twitter e su più di settecentomila sudditi che seguono deliziati i suoi spassosi comunicati non proprio regali. Non confondetela con la Regina in persona, che, pur con tutte le sue qualità, è piuttosto difficile immaginare intenta a digitare messaggi acidi dal suo iPhone, in diretta da Wimbledon. La Regina di Twitter è una vecchina senza reticenze e con una passione smodata per il gin, i cui post hanno avuto così tanto successo da spingere la casa editrice Waterstones a raccoglierli in un diario unico e comicissimo. Un senso dell’umorismo che forse riuscirà ad accomunare per la prima volta britannici e non.

 

Maria Stella Gariboldi


“Elisabetta II”, di Richard Newbury, Boroli Editore, pp.188
“La sovrana lettrice”, di Alan Bennett, Adelphi, pp.95
“The Queen Mother: The untold story of Elizabeth Bowes Lyon, who became Queen Elizabeth the Queen Mother”, by Lady Colin Cambpell, St. Martins’ press, pp. 512
“Gin O’clock”, by The Queen [of Twitter], Waterstones, pp. 288.


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