Il mio punto di vista

Spezzatino all’italiana

Gabriella Magnoni Dompé
20 giugno 2013

Sabato 15 giugno, preludio di un’estate rovente, colonne di San Lorenzo. Un popolo fluttuante di giovani scatenati ad un ritmo fantasma dettato da cuffie luminose, un popolo di alieni silenziosi e concentrati… così saranno gli italiani di fronte al mega shopping che cinesi, russi e mediorientali di varie etnie stanno facendo nel nostro Bel Paese?
Amo moltissimo la penisola arabica, ma tra ben poco non avrò più bisogno di recarmi nella mia adorata Dubai per sentirmi pervasa dall’idioma e dai profumi di quei lidi lontani: il Qatar è ormai qui da noi, o meglio, stiamo diventando il Qatar!
Udite, udite: l’Italia che si sta allineando con i conti europei e che starebbe per rinascere, in realtà vende La Rinascente! Chi avrebbe mai detto che il grande Gabriele, ovviamente D’Annunzio, avrebbe assistito a questo spezzatino cucinato con spezie ed odori non propriamente italici?
Il Vate a questo punto sicuramente avrebbe deciso di cambiare nazionalità o forse ancora, come uomo anticonformista quale fu, chiederebbe alle autorità un doppio/triplo passaporto.
E noi come reagiamo a questa nostra perdita, non certo di civiltà, ma di nazionalità?
Negli anni Ottanta, ai tempi della fase newyorkese della mia vita, l’idea di vivere in una metropoli multirazziale mi affascinava incredibilmente. I tempi di quell’Italia in cui le origini e la provenienza di nascita erano così importanti sono oramai ben lontani – esatto, così importanti da far sì che mia mamma, per metà spagnola, abbia preferito per una vita parlare il dialetto meneghino piuttosto che il natio idioma per non sentirsi considerare straniera nella sua terra di nascita. Tempi direi totalmente superati, se non addirittura pericolosamente obsoleti!

Mia figlia è di cultura anglosassone, per mia scelta ovviamente, per cercare di far sì che si trovi a suo agio in un mondo globalizzato, dove l’italiano è lingua troppo di nicchia per permettersi di averla come unica e forse anche come lingua madre.
Personalmente ritengo che la globalizzazione, internet e lo sviluppo delle scienze e delle tecnologie, con l’esaurimento o l’impoverimento di risorse naturali in Paesi un tempo di riferimento, siano scenari non futuri, ma – purtroppo e per fortuna – assolutamente dati e consolidati. Così anche la necessità, in un momento di crisi economica come questo, di iniettare capitali “freschi” da Paesi in cerca di espansione e, se mi posso permettere, di occidentalizzazione. Una realtà di fatto e non una mera ipotesi.
Credo che per noi sia una grande fortuna, ne abbiamo bisogno. Ma nonostante ciò non posso non provare una stretta al cuore per la mia amatissima città quando “Scenari immobiliari”, con dati alla mano, mi porge la seguente immagine: “Acquistato complesso il 40% di Porta Nuova dalla Qatar Holding per 2 miliardi di euro”.
Potrete concordare o no, ma secondo me l’operazione immobiliare in esame rappresenta, quantomeno architettonicamente, un notevole sviluppo e salto in avanti per la nostra città. Ma è anche triste constatare che il genio e la creatività del nostro Paese per potersi sviluppare appieno necessitano del soccorso di capitali esteri. Avremo di certo una Milano più bella, più internazionale, più cosmopolita, più integrata con il Mondo. Ma sarà comunque un po’ meno Milano: il futuro splende davanti a noi, ma non possiamo non pesare con affetto e un po’ di magone ai ricordi di una città destinata a trasformarsi e cambiarsi in qualcosa di completamente diverso.
Speriamo solo di non dover sostituire i nomi delle vecchie vie del centro e delle vecchie professioni artigianali dei tempi che furono con nomi incomprensibili in lingue per noi molto lontani.
Un’unica certezza mi rimane: Piazza della Scala sarà sempre Piazza della Scala e piazza del Duomo sarà sempre piazza del Duomo. Ma probabilmente sotto le targhe avremo una traduzione… ma in quale lingua?
Ai posteri l’ardua sentenza. Forse quella del miglior offerente!

Gabriella Magnoni Dompé