Cinema

Spielberg celebra Lincoln

Giorgio Raulli
8 febbraio 2013

Siamo nel gennaio del 1865, a tre mesi dalla fine della Guerra di Secessione. Abraham Lincoln (Daniel Day-Lewis) è alle prese con la legge per l’abolizione della schiavitù, già precedentemente bocciata dal Parlamento americano.
Il film di Spielberg è un tributo alla buona politica come solo gli americani sanno fare: d’altro canto, se ad Abramo Lincoln è stato dedicato il Memorial a Washington, se compare sulle banconote da 5 dollari, se è tra i volti scolpiti sul Monte Rushmore, evidentemente quest’uomo è entrato nel cuore dei cittadini per le sue azioni politiche in momenti chiave della storia degli Stati Uniti, abolendo la barbarie della schiavitù e rafforzando la centralità del governo federale.

“Lincoln” non è solo una biografia delle ultime fasi del governo del sedicesimo presidente USA, ma un tentativo di svolgere una riflessione sulla politica, sulla sua necessità e sugli ostacoli e difficoltà che spesso pone nell’evoluzione di un Paese. La sceneggiatura è del commediografo Tony Kushner, che ha cercato di dare la stessa forza e grandezza pubblica al Lincoln della sfera privata, riuscendoci soprattutto grazie al grande talento di Daniel Day-Lewis. I personaggi secondari, invece, nonostante siano interpretati da attori eccellenti, faticano ad emergere, probabilmente perchè la cura maggiore è stata riservata alla costruzione del personaggio di Lincoln: Sally Field, la moglie, e Joseph Gordon-Levitt, il figlio, raffigurano l’aspetto più decadente ed aspro della vita privata di un uomo pressato da enormi responsabilità.

La pecca di questa pellicola è una certa lentezza, probabilmente dovuta ad un’eccessiva accuratezza narrativa di Spielberg; il racconto resta indubbiamente interessante ed avvincente nella parte finale, grazie ai bei dialoghi e alla sempre ottima fotografia di Janusz Kaminski.
Il film risulta per il regista un ennesimo pretesto per fare incetta di premi: su tutti, gli Oscar, dove “Lincoln” è nominato in addirittura 12 categorie.

Giorgio Raulli


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