Cinema

Spotlight: l’inchiesta del Boston Globe

Giorgio Raulli
22 febbraio 2016

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Il team di giornalisti investigativi del Boston Globe, soprannominato Spotlight, inizia ad occuparsi di casi di abusi sessuali commessi da preti locali. Siamo nel 2001, quando il neodirettore Marty Baron (Liev Schreiber) incarica il caporedattore Walter Robinson (Michael Keaton) e i cronisti Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams), Michael Rezendes (Mark Ruffalo) e Matt Carroll (Brian d’Arcy James) di costruire un’inchiesta sugli abusi dei sacerdoti, ma anche sugli abusi di potere della Chiesa, influente nell’insabbiare tali scandali.

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Il regista Tom McCarthy si cimenta in una classica pellicola americana che omaggia uno dei punti cardine della cultura statunitense, ovvero la forza del giornalismo d’inchiesta, che è poi strettamente connesso al senso di verità e giustizia di cui gli Stati Uniti si fanno da sempre portavoci, a torto o a ragione. Ne Il Caso Spotlight però, piuttosto che una celebrazione della verità, l’accento viene posto su quanto sia complesso fare del buon giornalismo, mostrando i mille ostacoli (etici e non) contro cui molti editori e cronisti devono scontrarsi; se questo poi avviene attraverso il racconto di una storia vera, grave come un caso di abusi pedofili insabbiati dalla Chiesa, il film acquista una seria potenza narrativa.

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I personaggi hanno delle personalità credibili che non vengono oscurate dal cliché di facciata del giornalista d’assalto (che tuttavia c’è, soprattutto in Renzez e Pfeiffer); il tutto funziona grazie alle interpretazioni di un cast davvero ottimo e omogeneo (nel film ci sono anche Stanley Tucci e John Slattery), su cui spicca su tutti Mark Ruffalo. La regia di McCarthy è classica e lineare, evidentemente per far risaltare l’intreccio della trama: l’evolversi dell’inchiesta è avvincente quanto basta per tenere l’attenzione alta, forte del giusto mix tra racconto cronachistico e racconto emotivo dei protagonisti coinvolti.

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Il Caso Spotlight riesce a mostrare l’importanza del giornalismo investigativo per far venire a galla la verità, indipendentemente dai potenti che influenzano istituzioni e stampa per tenerla nascosta; la pellicola vuole andare oltre la celebrazione del vero Team Spotlight (Il Boston Globe vinse nel 2003 il Pulitzer) e oltre la condanna alla pedofilia nel clero: il film vuole sottolineare le ipocrisie della stampa, anch’essa partecipe e vittima dei giochi di potere e dei cambiamenti di poltrone. Il film è molto equilibrato su vari aspetti, il che lo rende godibile e interessante, di grande drammaticità, senza però scadere nel paternalismo o nella lezione di etica.

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Il film era stato presentato fuori concorso alla 72ª Mostra Internazionale del cinema di Venezia ed è uscito nelle sale italiane il 18 febbraio, conquistandosi la corsa per ben 6 categorie negli Oscar 2016, tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attore non protagonista e Miglior attrice non protagonista.


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