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Stefanel. E St.yle scopre i benefici della vera lana

staff
15 dicembre 2011


D’inverno mediamente fa freddo, tranne qui da noi in provincia di Bari. Stranamente stiamo avendo delle temperature sopra la norma e, benché la cosa non sia normale, non ci lamentiamo affatto.
Nonostante ciò non posso dimenticare quanto accaduto l’inverno scorso. E adesso capirete anche il perché! Non facevo altro che essere ammalata e per questo, qualche giorno fa, ho deciso di correre ai ripari munendomi di capi caldi che soppiantassero quelli che mia madre chiama in gergo “ventilizzi”, intendendo con questo termine la lunga serie di vestiti e top estivi – quindi molto leggeri – che sono solita indossare tutto l’anno, abbinandoli d’inverno a calze pesanti e cardigan.
Che io avessi un armadio un po’ troppo primaverile è effettivamente vero. Tutte le volte che uscivo di casa con l’intenzione di acquistare un maglione, ritornavo, invece, con bluse di seta o vestitini. Insomma, con nulla che assomigliasse neanche lontanamente ad un qualcosa di caldo. Questo accadeva perché, come per tutte le cose della mia vita, andavo alla ricerca dell’unico e del particolare, del capo che mi facesse innamorare, che mi colpisse e mi conquistasse a prima vista. E puntualmente questo non accadeva quasi mai, con il risultato che mi convincevo sempre più che un maglione dovesse essere solo un maglione, che dovesse essere caldo e che non dovesse necessariamente avere qualcosa di “particolare”.
Non immaginatemi completamente sprovvista di maglioni, ma affettivamente ne compravo pochi. I miei preferiti in assoluto? Quelli di Chloé. Sono caldissimi, di un’ottima lana e soprattutto, mai banali. Ne ho cinque, tutti perfetti. E sembravano bastare, fino a che non ho deciso di partire con degli amici per Londra nel periodo natalizio. E allora, la questione maglioni si è riproposta! O meglio, è stata riproposta da mia madre che ha incominciato a blaterale qualcosa del tipo: “Tu li ti ammalerai, ti raffredderai. Li fa freddo, non te ne rendi conto! Cosa ti devi portare? Maglioni caldi non ne hai. Compri sempre cose inutili!”. Vi assicuro che è stata in grado di continuare con queste frasi ininterrottamente per giorni, come solo una mamma preoccupata per le sorti del proprio figlio può fare.
Effettivamente, benché io non possa dirmi cagionevole di salute alla leopardiana maniera, è pur vero che sono soggetta a frequenti e fastidiosi mal di gola. In questo la mamma ha ragione. Non c’è da darle tutti i torti. Motivo per cui mi sono fatta trascinare a Bari alla ricerca di qualche caldo vestitino di lana. Di vera lana, con costi abbordabili e modelli carini: praticamente un’impresa degna della ricerca del famoso ago nel pagliaio. Si prospettavano lunghe ore di cammino e ricerca e nessuno ci assicurava la riuscita dell’impresa!
Ma fortunatamente in questi momenti le varie notizie, che sono solita acquisire durante i lunghi pomeriggi di quello che dovrebbe essere “uno studio serio ed intenso”, mi vengono in soccorso. Quindi ho pensato: “perché non andare da chi della lana ha fatto la propria arma vincente?”. Nel lontano 1959 – molti di voi non lo sapranno – Carlo Stefanel fondò la sua azienda, chiamandola inizialmente Maglificio Piave. Il nome si modificò poi con gli anni.
Devo ammettere di non aver mai comprato nulla di questa azienda, pur essendo stata sempre attratta dalla semplicità delle loro pubblicità, raffinate e lineari, lontane dalle oscene nefandezze alle quali siamo stati abituati di recente. Ho quindi varcato la soglia del negozio Stefanel in via Sparano, per trovarvi due commesse deliziose, pazienti e simpatiche, con le quali abbiamo scambiato chiacchiere in allegria, discutendo anche di quanto fosse bello il mio colore di capelli. Delle commesse adulatrici? Cosa desiderare di più? Fatto sta che nel giro di mezz’ora ho comprato due vestiti, un maglione ed una gonna di lana che trovo decisamente adorabili.
E la scelta è anche stata ardua perché c’erano decine di cose carine. Non sto esagerando. Voi sapete che io non abbondo mai, soprattutto in lodi. Ma è la verità: oltre ad aver addosso della calda e morbida lana e delle simpatiche commesse intorno, mi sono anche resa conto di quanto i modelli di ciò che indossavo fossero assolutamente perfetti. Ho soddisfatto contemporaneamente le richieste di quattro persone, me compresa. Le due commesse hanno avuto la vendita che tanto desideravano – essendo il negozio vuoto -, la mia mamma mi ha vista, dopo molto tempo, indossare “qualcosa di serio” e io ci ho guadagnato molte cose che non vedo l’ora di indossare nella capitale inglese durante il mio soggiorno natalizio.
E tutti vissero felici e contenti.
Ora però mi resta un altro punto da chiarire. Domani parto: eskimo o pelliccia? Cosa devo portare a Londra, secondo voi?
Fatemi sapere il prima possibile!
Attendendo vostre “calde” risposte…

 

St.efania